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L’Istituto Superiore di Furci ha perso la sua autonomia. Ecco cosa ne pensa Mons. Giò Tavilla

Furci Siculo – L’Istituto Superiore di Furci ha perso l’autonomia scolastica. E’ stato accorpato all’Istituto “Pugliatti” di Taormina. Una decisione che ha irritato tutto il paese. A nulla sono valsi gli appelli del sindaco Bruno Parisi e del prete Mons. Giò Tavilla. Proprio quest’ultimo ha voluto esprimere tutto il suo rammarico per l’accaduto. “Ho appreso con grande dispiacere la notizia, faccio solo una premessa, quando già c’era sentore di questa situazione, della perdita dell’autonomia scolastica consultando gli organismi di partecipazione della parrocchia, il consiglio pastorale parrocchiale innanzitutto, ed il consiglio parrocchiale per gli affari economici, ho chiesto di sottoscrivere insieme a me una lettera da indirizzare agli organi competenti. Si potrebbe domandare qualcuno, come mai il parroco prende una iniziativa di questo genere, potrebbe quasi esulare da quelle che sono le proprie responsabilità. Io però la vedo in modo diverso. Ritengo che la parrocchia sia luogo di speranza, la parrocchia è la Chiesa universale visibile nel territorio. Il grande insegnamento della Chiesa che si pone ovviamente sulla scia di Cristo è di camminare accanto ad ogni uomo e la dove c’è l’uomo che ha bisogno la chiesa è al proprio fianco. Quindi come parroco ne volevo, ne dovevo restare in silenzio. Che cosa comporta la perdita dell’autonomia scolastica? Comporta un male morale, il fatto che la nostra cittadina di Furci perda a distanza di pochissimo tempo la seconda presidenza. Allora mi domando, è mai possibile che non ci siano scelte lungimiranti, a livello politico o istituzionale, affinché con tutte le possibili forme di razionalizzazione, si poteva pensare a mantenere un unico polo che vedesse insieme la scuola superiore e la scuola media. Come è possibile che l’autonomia scolastica dell’istituto comprensivo si sia persa e a distanza di un anno si rivive lo stesso dramma per l’istituto superiore. Un istituto superiore che per’altro registra statisticamente un continuo crescendo di iscrizioni e questo è il paradosso. Un istituto che proprio quest’anno celebra i cinquant’anni e che ha formato generazioni di giovani furcesi e dell’hinterland e che mostra come la nostra cittadina ionica sia punto di riferimento per gli altri. In un attimo si cancella la storia. Come si può restare indifferenti. Così il 15 agosto indirizzo una lettera agli organi competenti sia della provincia e sia della regione. Non ricevo alcuna risposta. A distanza di mesi, unitamente al dirigente scolastico ed al sindaco sottoscriviamo un documento, la dove non solo pensiamo a questa sorta di male morale che mortifica la cittadina di Furci e la dignità del nostro paese, ma nello stesso tempo quanti disagi ai giovani studenti, quanti disagi che scaturiranno da questo nuovo accorpamento con la perdita di posti di lavoro. Quanti disagi a tutti coloro che per un semplice documento devono recarsi nella nuova sede scolastica. Quanti torneranno a casa in questo periodo di crisi senza avere la certezza del posto di lavoro. In ultimo ci domandiamo a chi abbiamo fatto appello. Abbiamo invocato la politica vera, non la politica partitica. Ma abbiamo ricevuto solo risposte polemiche da chi ha ritenuto di aver fatto alla provincia ed invece ci rendiamo conto che non ha fatto niente. A questi tali vogliamo dire che il comune di Furci resta, il plesso scolastico di Furci anche se può cambiare nome resta, e mi permetto di dire che la parrocchia resta, chi alla provincia pensava di essere il deus ex machina forse deve trovarsi un altro lavoro. E questo è il risultato di un impegno che sicuramente non è stato profuso per il bene comune. Poiché io non rischio di perdere la poltrona, sono libero di parlare con molta libertà. Certo mi rammarica che solo in seguito ad un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud che alcuni politici si siano sentiti in dovere di rispondere. Strano che una lettera garbata dal parroco del luogo, dagli stessi, non abbia trovato risposta. Allora o ci si comporta sempre allo stesso modo, oppure vogliamo apparire, io ritengo che queste persone abbiano voluto apparire e per una sorta di giustizia superiore sarà risposto loro ciò che meritano. Però dovremmo veramente gridare forte, ma molto forte a difesa della nostra cittadina, e non col nostro silenzio mortificare ulteriormente questa città. O la amiamo o non la amiamo. E se l’amiamo dobbiamo con tutto il cuore spenderci per la nostra cittadina di Furci Siculo. I nostri giovani dell’Istituto superiore è naturale che trovino disorientamento. E’ naturale che sentano una sorta di dispersione in progetti già avviati e che non si sa se continueranno. Tante situazioni che creano una precarietà non tanto di natura logistica, ma anche psicologica. Forse bisognava guardare con lungimiranza, con molta oculatezza, tutti i passi che dovevano essere posti in essere. Ho una fiducia perché oltre ad essere un sacerdote sono un uomo di speranza. Ho fiducia che possa esserci un vero ripensamento di questa situazione, che Furci continui a mantenere quella dignità che le è propria e soprattutto se davvero un accorpamento voleva essere fatto, forse si poteva ipotizzare un territorio più ridotto, che non costasse più di tanto negli spostamenti. Ma queste sono delle soluzioni tecniche, che peraltro nel documento venivano proposte e che lascio a quanti di competenza. Il mio dovere qual è come sacerdote e come parroco di questa comunità o sposo la vita di questa comunità, o non sono parroco degno e giusto mandato dal Signore. Siccome sin dal primo momento, da tre anni fa, ho sposato la causa in toto, della mia Furci, io ritengo che il mio primo dovere sia quello di illuminare le coscienze, di parlare perché ognuno guardi la verità e la chiami con le parole giuste, possono esserci interpretazioni si potrebbe anche quasi dire che il parroco fa politica se è politica nel senso di servizio alla polis ben volentieri, partitica non riguarda me”.

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