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venerdì, Marzo 1, 2024
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Si fa un gran parlare del sig. Cospito. Riflessione dell’avv. Gianni Miiasi

Si fa un gran parlare del sig. Alfredo Cospito in questi giorni, del suo sciopero della fame e del rischio che muoia anzitempo per via del suo rifiuto ad assumere alimenti. Il sig. Alfredo Cospito, di anni 56, è un anarchico responsabile di un attentato ad un agente di Polizia con relativo ferimento e di un altro, ben più grave, attentato ai danni della Scuola di Polizia che, solamente per un miracolo non è finito con morti. Per il primo attentato è stato già condannato a 10 anni di carcere, che sta scontando, per il secondo è in corso di svolgimento il processo. Poiché è stato ritenuto pericoloso ai fini della sicurezza nazionale il sig. Cospito  si trova in regime di 41 bis, ossia è detenuto in condizioni di massima sicurezza con esclusione di qualsiasi rapporto con l’esterno, ciò al fine di interrompere i propri rapporti con il mondo anarchico. A complicare le cose gli amici anarchici del sig. Cospito hanno organizzato una serie di attentati, in Italia ed all’estero, con collocazione di bombe, rogo di auto e negozi. Il Governo ha dichiarato che non vuole sottoporsi al ricatto degli anarchici attentatori liberando il sig. Cospito dal regime di 41 bis, il che vorrebbe dire cedere alle richieste di costoro. Ragionamento condivisibile: lo Stato non può e non deve scendere a patti con coloro che compiono atti violenti: non lo ha fatto con la mafia ed ha vinto, non lo ha fatto con le Brigate rosse ed ha vinto. Tuttavia, qui sta il punto, lo Stato è lo Stato e non può ragionare come gli anarchici: ossia tu fai gli attentati ed io lascio morire Cospito. Lo Stato è la legge ma anche l’umanità: la nostra Costituzione dice che quando un detenuto, volontariamente o per malattia versa in cattive condizioni di salute che ne mettono a rischio la vita, lo Stato ha il dovere di intervenire e garantirgli le opportune cure portandolo in posti dove possa essere curato al meglio: questa è la differenza tra lo Stato ed i delinquenti: il primo è al di sopra di tutto e di tutti, i secondi sono e restano delinquenti violenti. In definitiva: si chiamino Cospito o Riina, siano assassini, mafiosi o terroristi allo Stato non interessa: a tutti va garantito il diritto alla salute ed alle cure, in libertà ed in carcere. Cerchiamo di non dimenticare questo principio fondamentale di civiltà: se lo dimenticassimo, saremmo, né più né meno, allo stesso livello di chi combattiamo. Si lasci il sig. Cospito al regime del 41 bis ma non gli si neghino le cure e l’assistenza, contrariamente a quanto sostenuto da taluni estremisti di destra per i quali la pena di morte o l’annientamento fisico del reprobo sarebbero il toccasana per risolvere ogni problema. ( Gianni MIASI)

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