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domenica, Giugno 23, 2024
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Roccalumera, pretrattamento rifiuti. Interviene Salvuccio Irrera

Pagliara – Il problema iniziale non è tanto l’impianto di pretrattamento dei rifiuti ma “far partire la raccolta differenziata porta a porta spinta. Se non si differenzia l’umido (che rappresenta circa il 30/35%) non si potrà mai raggiungere il 65%: si lavorerà solo per arricchire i padroni delle discariche. Metalli, vetro, carta e cartone, plastica, se differenziati in casa, saranno ben pagati dai specifici consorzi, perché di alta qualità. L’umido produrrà altro reddito. La spesa sarà costituita solo dalla raccolta, dal trasporto e dal conferimento in discarica dell’indifferenziato, per il quale si dovranno attivare tutti gli accorgimenti di riduzione a residuo di quanto va in discarica, attraverso opportuni trattamenti per il riuso ed adeguate politiche di minimizzazione, pensando a premialità e disincentivi”. Lo ha dichiarato Salvuccio Irrera presidente del Comitato Jonico Beni Culturali – intervenendo sulla querelle che da qualche mese sta animando i dibattiti a Roccalumera e Pagliara, per un presunto impianto di pretrattamento dei rifiuti nella frazione Rocchenere. Anche gli altri dieci comuni che fanno parte dell’Unione Valli Joniche dei Peloritani sono in fibrillazione per i continui scontri tra gli amministratori di Pagliara e Roccalumera. A dipingere il quadro dell’attuale situazione, è sceso in campo pure il Comitato Jonico Beni Culturali, che ha analizzato, attraverso studi e confronti, il delicato caso della struttura che dovrebbe sorgere a Rocchenere. Sulla valutazione di “un impianto di pretrattamento, biostabilizzazione e biodigestione dell’indifferenziato – sostiene il presidente Salvuccio Irrera – sarebbe una scelta sciagurata, così come quella della riattivazione della discarica di Ligoria a S.Teresa. Puntare su indifferenziato e discariche è anacronistico , senza futuro e non produce risparmi: in discarica, in un corretto ciclo dei rifiuti, ci va poca roba (nei Paesi della vecchia Europa meno del 10%)”. Quale potrebbe essere il rimedio? “Un impianto di biodigestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, essenziale per un’economica e razionale gestione della Forsu, è quanto serve al comprensorio jonico per far diventare risorsa quello che ora è un grosso problema. Esso produrrebbe energia elettrica e composti di alta qualità, utilizzabili in agricoltura, e solo pochissimi scarti inerti, che potrebbero anche essere riciclati, senza andare in discarica. Una scelta di questo tipo si inserisce in un corretto trattamento dei Rsu. Certamente la scelta del sito va fatta coinvolgendo il bacino di utenza, più ampio necessariamente degli undici Comuni, informando con dati scientifici, analizzando varie opzioni, per operare, insieme, la scelta migliore”. Attualmente undici comuni della riviera jonica si sono dichiarati favorevoli all’impianto per il pretrattamento dei rifiuti a Pagliara e per la discarica a S.Teresa di Riva. Si tratta di Limina, Antillo, Roccafiorita, Mandanici, Pagliara. S.Teresa, Furci Siculo, Savoca, Casalvecchio Siculo, Forza d’Agrò e S.Alessio Siculo. Si è tirato fuori il comune di Roccalumera. “ “Ribadiamo – ha concluso col dire Salvuccio Irrera presidente del Comitato Jonico Beni Comuni – che per fare ottime scelte bisogna partire da dati di fatto scientifici, per la salvaguardia dell’ambiente che, abbiamo constatato, va di pari passo con l’economicità di gestione dell’intero ciclo dei rifiuti”.

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