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Centro commerciale naturale Boccavento di S.Teresa, qualcosa si muove

SANTA TERESA DI RIVA – I 25 piccoli commercianti di Santa Teresadi Riva che hanno costituito il centro commerciale naturale “Il Boccavento” riprendono a sperare di potere avere dalla Regione i promessi aiuti per rilanciare le proprie attività, proprio quando avevano abbandonato ogni speranza. Dall’assessorato regionale alle Attività Produttive è stata inoltrata il 27 ottobre scorso la richiesta di verifica della dichiarazione sostitutiva di certificazione, all’Inps ed all’Inail, per la verifica delle pozioni di regolarità contributiva (il famigerato Durc), o eventualmente l’attestazione di non sussistenza dell’obbligo di iscrizione, per ciascuna delle ditte in graduatoria. Certo, non sono i soldi in banca, però qualcosa si muove. “Le pratiche stanno andando avanti – ci ha detto stamattina il presidente del centro commerciale naturale “Il Boccavento”, Ennio Bongiorno – e questo significa che il finanziamento non è perso come qualcuno adombrava in questi mesi”. Soddisfazione e moderato ottimismo, quindi, a Santa Teresa di Riva.

Le 25 imprese in graduatoria riceveranno 355 mila euro, per un investimento complessivo da 710 mila euro.Si tratta di una boccata di ossigeno per le attività del centro storico che hanno aderito al “Centro commerciale naturale”. Il Ccn “Il Boccavento” di Santa Teresa di Riva, è stato riconosciuto con decreto del marzo 2011 dall’assessorato alle attività produttive e accreditato nell’apposito elenco regionale. Il consiglio di amministrazione è composto da: Fiorino Chillemi (vice presidente), Vincenza Di Lorenzo (segretaria-cassiera), Giacomo Rotondo, Natale Giuffrè, Giuseppe Triolo, Ennio Bongiorno, e Antonio Cannavò.

Ma il commercio a Santa Teresa di Riva langue pesantemente, anche se, nonostante tutto, c’è qualche commerciante che investe (di recente sono stati riammodernati, al centro, un negozio di calzature ed il vecchio cinema Graziani che diventerà un discopub: il centro torna in vita). Ma ci sono anche tante attività (anche “storiche”) che hanno chiuso i battenti. Locali oggi vuoti, anche sul corso principale della nostra città, in cui campeggia il cartello “affittasi” , stanno diventando numerosi. In Sicilia, nei primi due quadrimestri 2013 hanno chiuso tra commercio e turismo (negozi, bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, agenzie di viaggi, hotel, etc) circa 3mila imprese: l’allarme è della Confesercenti provinciale, che chiede interventi per il rilancio di un settore vitale per l’economia. La situazione del commercio al dettaglio in Sicilia e nella nostra provincia è ad un passo dal baratro e lo scenario è quello di un’emorragia che non si riesce a fermare. La desertificazione delle attività commerciali pare essere un fenomeno in continuo ampliamento, se andiamo avanti così, i centri storici diventeranno quartieri dormitori; anni fa abbiamo detto che “Se Vive il commercio Vive la città”.

La contrazione dei servizi e dei negozi di vicinato, si accompagna all’aumento della popolazione residente sopra i 65 anni, per i quali il negozio sottocasa è un fattore determinante spostamenti brevi e meno gravosi per i più anziani, migliorano la qualità della vita. Per la Confesercenti la condizione economica è gravissima, la disoccupazione giovanile supera ormai il 40%, più del 30% delle imprese under 35 hanno chiuso i battenti. L’aumento di 1 punto percentuale dell’Iva pesa moltissimo, ha contratto di più i consumi, il mercato interno ormai è come un cuore in affanno, parlare di piccola e media impresa è diventato lo sport nazionale tutti d’accordo nel dire che è la spina dorsale della nostra economia, ma dove sono le politiche nazionali, regionali e comunali che le vanno incontro? Siamo convinti che la misura ormai è colma abbiamo bisogno di interventi urgenti per facilitare la tenuta delle aziende: interventi sulle tasse che schiacciano le imprese, sulle regole di mercato, mettere paletti fermi alle Multinazionali ed ai Poteri Forti, evitare distorsioni di mercato e concorrenza sleale, semplificazione burocratica, rispetto e miglioramento delle regole esistenti, controllo dell’abusivismo e della contraffazione come obiettivo fondamentale serve ad evitare che anche chi è in “Regola” con le leggi dello Stato pensi che è meglio passare dall’altra parte.

Commercio, turismo e servizi producono il 40% del Pil nazionale e garantiscono occupazione ad oltre 6milioni di persone e più 3 milioni di imprenditori e collaboratori.

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