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venerdì, Aprile 12, 2024
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Niente Reddito di cittadinanza per chi si rovina al gioco

Non è un pesce d’aprile: niente Reddito di cittadinanza per i giocatori d’azzardo che vanno in rovina trascinati dalla ludopatia o che, comunque, non si sanno fermare e perdono quello che hanno guadagnato nelle puntate. A stabilirlo è stata la Corte Costituzionale che ha bocciato la tesi secondo cui anche chi perde al gioco ha diritto al Reddito (dal 2024 sostituito dall’assegno di inclusione, ndr) se, detratte le spese per le giocate, rimane in situazione di povertà.
Il caso è nato nel corso del processo a un imputato, in Puglia, che aveva fatto richiesta del Reddito omettendo di comunicare la vincita al gioco on line di 44mila euro nel 2017, di 69mila euro nel 2018 e di 160mila euro nel 2019. L’uomo era stata tratto a giudizio perché nella dichiarazione sostitutiva unica aveva omesso di dichiarare, quali informazioni dovute, le vincite del gioco nel periodo in cui aveva percepito il RDC (nel 2017 si chiamava ‘reddito di inclusione’, ndr).
Come ha spiegato una nota della Consulta, “poiché la disciplina del RDC vieta espressamente di utilizzarne gli introiti per il gioco, il principio di eguaglianza sostanziale, alla cui attuazione il RDC è peraltro riconducibile, non può certo essere invocato a sostegno di una questione di legittimità costituzionale nell’interesse di chi ha travolto le regole fondamentali” inerenti la misura di welfare. La sentenza ritiene che la giocata on line “assume il carattere di una qualunque spesa, in questo caso voluttuaria, che la persona ha effettuato con un reddito di cui ha la disponibilità, coincidente con l’accreditamento delle vincite sul suo conto gioco; non si può, quindi, pretendere che la solidarietà pubblica si faccia carico di una spesa di tal genere”. Poiché devono essere dichiarate le vincite al gioco, senza che sia possibile considerare le relative perdite, la situazione di povertà “in cui la persona si sia venuta a trovare nonostante le vincite è, insomma, comunque quella di chi, avendo una disponibilità economica, l’ha dissipata giocando”. A ragionare diversamente, secondo la Consulta, si rischierebbe “di alimentare la ludopatia in chi ancora ne soffre, ma anche di creare, in ogni caso, una rete di salvataggio che si risolverebbe in un deresponsabilizzante incentivo al gioco d’azzardo, i cui rischi risulterebbero comunque coperti dal beneficio statale del RDC”.

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