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Il coronavirus ha messo in ginocchio i commercianti. Dichiarazioni di Nino Parisi (Roccalumera) Lucia Rotondo (S.Teresa) Carmelo Muscolino (Furci)

Roccalumera – I commercianti della riviera jonica sono in ginocchio per colpa di questo maledetto coronavirus. Molti negozi forse non alzeranno più le saracinesche, altri si dovranno dibattere tra debiti e prestiti alle banche.

“Quarant’anni di sacrifici di mio padre, per rendere moderno ed accogliente il “bar Parisi” di colpo stanno per essere cancellati. Siamo ridotti sul lastrico per colpa del coronavirus”. Lo sfogo è del titolare Nino Parisi che dopo la chiusura imposto dal Governo si trova con il locale da settimane con le saracinesche abbassate, con sette dipendenti in cassa integrazione, con le tasse da pagare (anche se rateizzate) oltre Inps e luce, si trova in grossa difficoltà per riaprire il locale. Il bar sorge nel cuore di Roccalumera ed è molto frequentato, soprattutto d’estate, perché gestisce pure un tabacchino, rivendita giornali e la pasticceria. “Quando riapro non sarà sicuramente come prima – ha dichiarato – perché per un paio di mesi i clienti arriveranno con guanti e mascherine, bisogna tenerli a distanza, separare i tavoli e sono sicuro che passeranno mesi prima che si ritorni alla normalità. Poi per quanto riguarda il prestito di 25 mila euro alle Partite Iva non c’è ancora traccia e comunque è una somma che devi sempre restituire. Lo Stato deve mettere tutte le attività commerciali in condizioni di poter ripartire, altrimenti sarà un disastro E se ciò non dovesse accadere, parecchie ditte non rialzeranno più le saracinesche”. Ed ha lanciato pure una soluzione: “Un rimedio? Rimodulare le tasse e dare così la possibilità alle attività commerciali e artigianali di ripartire”:

Lucia Rotondo gestisce “Daddy & Son”  un avviato negozio in via Regima Margherita, a S.Teresa di Riva, frequentato soprattutto da uomini perché vende cappelli, camicie, cravatte, foulard, maglioni e completi. “La mia attività, anche se ritengo che presto riapriranno i battenti tutte le attività commerciali, resterà ancora per mesi in crisi – ha dichiarato Lucia – perché le nostre vendite sono circoscritte a matrimoni, battesimi, cresime, prima comunione, che al momento, come previsto dal Governo, non sono consentiti. Il mio locale sta subendo meno danni perché non pago l’affitto e perché gli assegni ai fornitori sono stati al momento bloccati, altrimenti sarebbero stati protestati. Riprendere non sarà facile – ha concluso Lucia – anche perché ci sono troppe tasse che ci prendono per la gola. Il Governo dovrà intervenire per le piccole aziende, per i piccoli locali commerciali, altrimenti sarà la fine”.

Carmelo Muscolino e la sua famiglia gestiscono un rinomato ristorante “Taverna Re Mare” nel cuore di Furci Siculo Non sanno cosa fare. Sanno solo che avevano messo da parte qualcosa e che ora devono prelevarla di fretta sia per pagare le tasse sia per adeguare il ristorante alle nuove direttive impartite dal Governo. “Il coronavirus ha segnato in negativo il futuro di tutte le attività commerciali, già bersagliate dalle innumerevoli tasse – ha dichiarato Carmelo – Non so in che condizioni fisiche, economiche ed emotive ripartiremo. La mia famiglia che gestisce un ristorante a Furci Siculo alla fine del mese ha delle spese fisse da pagare (inps, tasse dilazionate, luce e varie) che ammontano a circa 3500 euro, qualcuno mi vuole spiegare come facciamo a pagare tutto con le 600 euro che ci dà il Governo? A ciò’ va aggiunta l’incertezza della data e delle modalità di riapertura delle attività di ristorazione (plexiglas e altre barriere ?). Ma come si fa?. Mi auguro che il Governo consideri l’idea di detassare il più possibile le spese relative al 2020”. Questo maledetto Covid-19 sta rovinando il futuro di molte aziende, che con tanto sudore avevano costruito.

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