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lunedì, Giugno 24, 2024
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Inps sotto accusa. L’incredile storia di una donna andata in pensione. Lettera in redazione 

Gentile Direttore

Con questa breve lettera vorrei mettere in evidenza il cattivo rapporto che l’Inps (nello specifico la sede di Messina) tiene con i suoi utenti, attraverso un caso-esempio di cui sono stata testimone. Una persona, andata in pensione nel settore pubblico dall’1 settembre 2018, ha pagato in unica soluzione a gennaio 2017 quanto richiesto da Inps per riscatto laurea e servizi pre-ruolo, comunicandolo allo stesso Inps con raccomandata a/r. Quindi tutto a posto e non ha avuto trattenute mensili per lo stesso motivo né sullo stipendio né sulla pensione (come era giusto che fosse avendo pagato tutto in unica soluzione- scusate la ripetizione ma qua è il problema). Alcuni giorni fa riceve da Inps- tramite ex scuola di servizio- alcuni fogli riportanti un ammortamento in 119 rate da 37,17 euro ciascuna (con la maturazione di circa 1000 euro di interessi) relativi al pagamento già effettuato e con la comunicazione che l’Inps non può procedere all’erogazione della buonuscita se l’interessata non accetta l’ammortamento e autorizza il recupero di quanto dovuto fino a quel momento, e che anzi deve recarsi ad altro ufficio (Ragioneria dello Stato) esibendo l’ammortamento per le successive trattenute sulla pensione. Capite tutti che si tratta di un grosso sbaglio ( che può capitare, ahimè ) ma che può anche essere risolto. E qua sta il grottesco della situazione. L’interessata si reca prima alla Ragioneria dello Stato che naturalmente le conferma che i loro uffici non hanno avuto alcuna comunicazione e che loro non fanno delle trattenute non dovute; l’interessata si reca quindi alla sede dell’Inps in via Capra (mai nome risulta così adeguato!) e scopre che non può entrare per esibire i suoi documenti e le ricevute al funzionario del settore: dicevo non può entrare perché l’ingresso è bloccato da un vigilante (incolpevole, poverino) che risponde che per accedere all’ufficio suddetto è necessario avere un appuntamento ed anche per accedere allo sportello è necessario avere un appuntamento! Praticamente è impossibile poter consegnare documenti e/o illustrare la propria situazione. Ma sulla porta è in grande evidenza che c’è il Numero Verde con cui l’Inps si apre ai cittadini per risolvere i loro problemi! L’interessata telefona al Numero Verde gratuito ma la telefonata non si può fare dal cellulare ma solo dal fisso e dal cellulare può fare solo la chiamata a pagamento ad un numero nazionale che la metterà in contatto con l’ufficio richiesto fissandole un appuntamento! Fatta anche questa telefonata, alla fine di una lunga serie di domande e risposte con relativo spelling di codice fiscale e quant’altro e dopo lunga attesa (Immaginate il costo della telefonata) le viene risposto che l’ufficio richiesto non ha disponibilità per ricevere l’interessata, la quale può ritelefonare la prossima settimana – con medesime modalità di richieste e lungaggini- per chiedere un appuntamento!!!

A questo punto mi chiedo: A CHI GIOVA TUTTO QUESTO? QUALE IMMAGINE (E REALTÀ) DÀ UN ISTITUTO COME L’INPS CHE HA FRA I PROPRI UTENTI MOLTI INVALIDI- ANALFABETI- POVERA GENTE CHE INVECE DOVREBBE ESSERE AVVANTAGGIATA IN UN RAPPORTO DEL GENERE E INCORAGGIATA NEL RISOLVERE I PROPRI PROBLEMI? FORSE AD ALIMENTARE LA NASCITA DI TANTI PSEUDO-PATRONATI A CUI IL CITTADINO VIENE COSTRETTO A RIVOLGERSI (dietro pagamento di lauti compensi) PER AVERE RICONOSCIUTI I PROPRI DIRITTI E RISOLTI I PROBLEMI CREATI DALLO STESSO INPS?

Cordialmente Laura Fleres  

laurafleres@gmail.com

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