La sezione giurisdizionale di appello della Corte dei Conti ha confermato la condanna di Cateno De Luca a risarcire 13.204 euro per le spese pazze all’Ars. De Luca era stato condannato lo scorso anno, ha proposto appello, che ora (sentenza 21/A/2017) è stato respinto, per cui la condanna diventa definitiva. L’ex deputato annuncia ricorso in Cassazione perché ritiene la Corte dei Conti non competente sulla questione per la quale lo scorso 12 luglio era stato già assolto in sede penale dal Tribunale di Palermo. Ecco la sua prima dichiarazione a caldo dopo avere appresso della sentenza della Corte dei Conti” “In sede penale per gli stessi argomenti sono stato l’unico capogruppo che è stato assolto con formula piena cioè non aver commesso il fatto; Stiamo impugnando la sentenza di appello della corte dei conti ala Suprema Corte di Cassazione per palese violazione di legge in quanto la corte dei conti non aveva alcuna competenza in merito essendo i gruppi parlamentari non sottoposti ad alcun obbligo di rendicontazione fino al 2013 quando è stata modificata la norma di funzionamento dei gruppi parlamentari. Siamo di fronte alla solita vicenda pirandelliana: per il giudice penale non vigeva alcun obbligo si rendicontazione e mi ha assolto mentre per la corte dei conti pur non essendoci alcun obbligo di rendicontazione ha ritenuto di entrare nel merito di alcune spese senza averne la competenza “. La Procura contabile ha contestato un danno erariale di complessivi Euro 13.204,36, di cui Euro 1.810,80 per l’acquisto di n. 133 agende ordinate alla azienda Nazareno Gabrielli e consegnate direttamente presso la segreteria politica dell’on. De Luca, in Messina Via Oratorio San Francesco, 306? Euro 5.435,06 rimborsati personalmente all’onorevole De Luca, di cui Euro 2.580,06 spesi per alberghi e ristoranti mentre Euro 2.855,00 per rimborso carburante ed infine Euro 5.958,5 a favore del Gruppo Parlamentare a titolo di rimborso spese per alberghi e ristorazione.


