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martedì, Maggio 28, 2024
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“Questioni d’onore” di Domenico Cacopardo.

 

 

Un paese di mare , una storia piena di” suspense”, un groviglio di sentimenti, una pletora di personaggi che si affollano sulla scena, sono gli ingredienti, ben miscelati, dell’ultimo romanzo di Domenico Cacopardo “Semplici questioni d’onore” (2016, Venezia Marsilio Editori,pg.305).Tino, un giovane siciliano, nell’arco di una notte, vede stravolgersi la sua vita e prova un senso di inettitudine  poiché non è in grado di comprendere ciò che gli sta accadendo ma soprattutto non sa reagire. Egli condanna la sua pusillanimità ma non riesce a combatterla.  Man mano  però infittendosi gli eventi, il giovane maturerà la sua visione delle cose, farà chiarezza dentro di sé e sarà in grado di partecipare a un gioco più grande di lui.  Il romanzo copre un periodo di circa settant’anni con l’utilizzo sapienti di tecniche di regressione e di prolessi che contribuiscono a dare vivacità al ritmo della narrazione, tenendo sempre desta l’attenzione del lettore, teso a ritrovare la risoluzione di un ingarbugliato caso giudiziario. Man mano si farà strada  una verità molto amara che non riguarda il singolo ma l’intera società siciliana: la connivenza tra la mafia e il potere politico. Le indagini del protagonista che non saranno mai acclarate pubblicamente, lo porteranno indietro nel tempo, all’occupazione americana in Sicilia e al ruolo della mafia per poi condurlo ,nei tempi attuali, all’inequivocabile scoperta sia dell’ingerenza di essa negli appalti pubblici sia della protezione goduta negli ambienti politici locali e nazionali. La considerazione più amara è che il cancro mafioso  alligna anche dentro le persone più care e può contagiare chiunque anche lui stesso. Chi  combatte la mafia è spesso isolato dal tessuto civile, sociale e politico perché essa è dentro il sistema: le soluzioni  per i non collusi sono due o opporsi e fare gli eroi oppure andar via,  lasciando ciò che a loro è più caro.  Amaramente, Tino allontanandosi dal suo paese considera: ” E’ finita.  Sono libero. Posso morire tranquillamente:  ho divorziato dalla mia terra e da coloro che l’hanno resa così com’è.  Mi metto a cantare a squarciagola.  La canzone è Volare.  Le poche strofe che so”.

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