Nella settimana scorsa, nel quartiere di Bucalo – Sparagonà di Santa Teresa di Riva, sono venuti meno tre anziani, molto conosciuti per la dedizione alla famiglia ed al lavoro, per il senso della cittadinanza e dell’amor patrio, per l’esempio di bontà e onestà: Giuseppe Cacciola 95 anni, Giovanni Cami 91, Francesco Rudilosso 90. La loro scomparsa ha destato la commozione dell’intera comunità, perché d’improvviso si vede mancare la presenza di tre persone che hanno fatto la piccola storia del quartiere ma, nello stesso tempo rappresentano la grande storia dell’Italia. Questi novantenni per l’appunto, all’età circa dei vent’anni, sono stati testimoni e protagonisti della II guerra mondiale, a cui hanno partecipato con singolari vicende personali, accumulando un bagaglio d’esperienza tale caratterizzare tutta la loro vita. Per questo motivo ci è lecito cogliere l’occasione per una riflessione che riguarda il valore della memoria in quanto una comunità senza memoria è una comunità senza radici ed una comunità senza radici illanguidisce, inaridisce, muore presto priva di linfa vitale. Il ricordo delle persone che muoiono stabilisce una continuità con il passato e sostiene l’evoluzione di ogni società, fondata sulle basi solide della sapienza e dell’esperienza non solo attraverso i legami familiari dei propri cari ma con la condivisione della cultura di cui ognuno è stato espressione e segno, che resta indelebile nel cuore di quanti l’hanno incontrato, e con la partecipazione alla fede comune. In questa ottica san Paolo nella lettera ai romani 14,7 – 12 ci aiuta a comprendere il vero senso della morte ed in quale misura ciascuno uomo possa acquistare rilevanza comunitaria al di là di ogni tempo. “Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore”. Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione ci ha salvati, ci ha resi figli di Dio ed eredi del Regno, appartenenti alla stessa famiglia, nutriti dello stesso amore e legati dalla stessa storia che porta all’eternità. Secondo tale prospettiva si riscopre l’essenza della vita comunitaria ed il beneficio del ricordo dei morti che vivono per il Signore e mantengono unita una comunità in cui vige il rispetto, la giustizia e la solidarietà dei fratelli. Soltanto così si può evitare di essere motivo di scandalo o di ostacolo per quanti ci stanno accanto, anzi ciascuno è chiamato ad impegnarsi per la pace e l’edificazione vicendevole, perdonandosi reciprocamente e cercando di piacere al prossimo nel bene con la stessa accoglienza praticata da Gesù, che non ha mai emarginato, maltrattato e maledetto nessuno ma ha sempre operato con misericordia e consolazione, con spirito di servizio e generosità, con umiltà e gratuità. Gli anziani, che sazi di vita lasciano questa terra, ci consegnano un insegnamento ed una via: la gioia di vivere e la speranza per la gloria di Dio, in cui prende corpo una comunità ospitale, solidale e liberale, alimentata dalla pazienza e dalla saggezza nella dimensione della riconciliazione e dell’espansione.


