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Nel ricordo dei 300 prigionieri austriaci che scavarono con le mani la galleria da Letojanni per Melia, Mongiuffi e Roccafiorita

Letojanni – È passato oltre un secolo, ma sono ancora ben visibili sulle pareti i segni delle “picconate” con cui trecento prigionieri austriaci sfidarono la roccia del Ghiodaro e realizzarono la Galleria di Postoleone. “La loro fatica ci liberò dall’isolamento”, ha detto il sindaco Rosario D’Amore, martedì scorso, in occasione di un evento significativo: la visita a Postoleone del colonnello Dieter Allesch, presidente della Croce Nera d’Austria della Stiria. La Croce Nera d’Austria è un ente austriaco che ha lo scopo di preservare, curare e dare degna sepoltura a tutti i caduti nei conflitti mondiali in Austria e all’estero. Allesch aveva programmato una visita presso il campo di prigionia di Vittoria ed ha voluto visitare anche Postoleone ed omaggiare quei ragazzi che convissero con le popolazioni locali in Sicilia durante il primo conflitto mondiale, ciò perché dopo una prima fase di diffidenza, i giovani prigionieri austriaci trovarono nella gente del Chiodaro affetto ed ospitalità, “in particolare da parte di quelle mamme che così confidavano nello stesso trattamento per i loro figli mandati sul fronte austriaco”, ebbe modo di ricostruire Carmelo Smiroldo, il quale negli anni ha condotto degli studi sulla vicenda, insieme a Giovanni Curcuruto ed al “durantista” Enzo Andò. Lo scienziato Francesco Durante –  il cui padre era costruttore di strade – che era stato anche sindaco di Letojanni, convinse il Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Ciancio a trasferire in questo territorio 300 prigionieri austriaci, catturati dagli italiani nelle prime tre battaglie dell’Isonzo, nell’autunno del 15. I prigionieri giunsero a gennaio 1916 ed aiutati dai maestri pontieri letojannesi, che costruirono l’impalcato, iniziarono a scavare la roccia sotto il monte Castellace per oltre 50 metri, con attrezzi rudimentali, e costruirono anche dei muraglioni con dei grossi conci sbozzati. La galleria consentì di collegare la riviera jonica (da Letojanni) ai centri montani (Melia, Mongiuffi e Roccafiorita). “Sono orgoglioso di quanto fatto dai nostri ragazzi e credo che realizzare questa opera così significativa li aiutò a trascorrere meglio quei mesi di prigionia in Sicilia”, ha detto Allesch – con la traduzione di Salvatore Curcuruto – presso la sala del Marchesato di Melia dove ha avuto luogo un momento di accoglienza dopo la deposizione di una corona di fiori presso la galleria. Un momento coordinato dal Comune di Mongiuffi Melia su impulso di Domenico Interdonato, consigliere dell’Associazione Nazionali Alpini, sezione Sicilia, e di Archeoclub Area Jonica Messina, presente all’evento con una delegazione guidata dal presidente Filippo Brianni. Allesh è stato accompagnato anche dal referente per l’Italia della Croce Nera d’Austria Diego D’Agostino, da Giuseppe Minissale del Gruppo Alpini di Messina. Durante la cerimonia si è sottolineata l’importanza della memoria (“perché il territorio ha sete di ricordare”, ha detto Antonella Siligato di Archeoclub), della necessità per le nuove generazioni di “conoscere eventi e luoghi di quella guerra” (Giuseppe Minissale) e soprattutto di “stimolarne la conoscenza anche attraverso borse di studio” (Domenico Interdonato). Si è accennato alla necessità di realizzare opere che diano dignità di monumento e polo culturale ai luoghi. A tal proposito, peraltro, nel 2014 era stato proposto da Carmelo Smiroldo ai comuni (Letojanni, Mongiuffi Melia e Gallodoro) interessati dall’opera: la realizzazione a ridosso della galleria di una stele commemorativa bilingue, in italiano e tedesco, che possa costituire lo spunto “fisico e culturale” per un parco tematico per la pace.  Sono intervenuti anche: il presidente dell’Unione dei Comuni, Orlando Russo; il vice sindaco di Gallodoro, Salvatore Cacopardo; l’assessore di Letojanni, Giusy Risini, la studiosa Enrica Rizzo, che ha realizzato una tesi di laurea sulla presenza dei prigionieri austriaci in Sicilia; Giovanni Curcuruto, appassionato di storia locale e studioso della vicenda. A fare da interprete, Santino Curcuruto

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