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L’ex bomber della Fiorentina Riganò, che giocò anche a Furci, è tornato a fare il muratore

I più giovani non lo ricordano e forse neppure lo sanno, ma 25 anni fa sul campo calcio di Furci Siculo iniziava ad affacciarsi alla ribalta un calciatore che poi avrebbe segnato 29 reti in Serie A. Stiamo parlando di Christian Riganò, vero bomber di razza di un’altra epoca, simbolo della Fiorentina portata dalla C2 alla massima serie e che nella stagione 1997/98 ha militato nell’Acr Messina dei Massimino, campionato Eccellenza, che disputava le partite casalinghe proprio sul terreno di gioco di Furci.

Originario di Lipari, Riganò ha segnato circa 300 gol in 520 partite, dalla seconda categoria alla serie A, con una media di una rete ogni due partite. Nella stagione con l’Acr Messina faceva coppia in attacco con Beppe Venticinque, altro bomber storico messinese, e l’inizio di stagione fu tra i più promettenti. Più di una volta capitò che andassero a segno entrambi. Il talento di Riganò era già evidente, l’allora mister Nicola Trimarchi ripeteva sempre che il bomber di Lipari aveva le potenzialità per arrivare tra i professionisti anche se non immaginava riuscisse ad arrivare in serie A e a sfiorare la Nazionale.

In tanti si ricordano quando il martedì arrivava a Furci col treno, rientrando da Lipari, per riprendere la settimana degli allenamenti dopo la partita domenicale. Si fermava spesso in una delle storiche sala giochi del paese, nella piazza principale, e chiacchierava con i ragazzi del posto.

Oggi Riganò è tornato a fare il lavoro che ha continuato a esercitare fino a 23 anni, il muratore. A rivelarlo lo stesso ex calciatore in una intervista al Corriere della Sera. «Due cose so fare nella vita: i gol e il muratore. Così, dopo aver smesso di giocare, sono tornato a fare il mio mestiere: mi piace e ne vado orgoglioso» ha confidato, ripercorrendo i successi personali del passato, la cavalcata con la Fiorentina, il sogno che si avvera e l’esordio in serie A, il ritorno nel 2006 a Messina dove nonostante i 19 gol in 26 partite, terzo cannoniere del torneo dopo il campione del mondo Totti e Lucarelli, non riesce a evitare la retrocessione in serie B.

Il suo giorno magico, come rivela al quotidiano milanese, è stato allo stesso tempo un momento drammatico, il 12 settembre 2004 all’Olimpico contro la Roma di Totti: “Esordisco in serie A, a 30 anni, con la fascia da capitano della Fiorentina, dopo l’incredibile resurrezione dalla serie C. Dopo appena 20 minuti ho un grave infortunio. Ci rimasi malissimo».

Riganò, come racconta al Corriere della Sera, ricorda anche quando ‘il suo sogno di arrivare nel calcio dei grandi si avverò all’improvviso: «Ero al Taranto. Mi chiamò Giovanni Galli, chiedendomi di andare alla Fiorentina, che era finita in C2 dopo il fallimento di Cecchi Gori. Alla prima telefonata riattaccai, pensavo fosse uno scherzo»’.

Poi le riflessioni sui tempi di allora e sul presente: «Ho guadagnato bene e ne sono felice. Nella mia intera carriera, però, ho incassato quanto molti giocatori di media fascia oggi guadagnano in due tre mesi. Così, poi, bisogna tornare a lavorare».

L’ex bomber oggi vive a Firenze, a due passi dallo stadio: «Lo spogliatoio – commenta infine sul Corriere – è la cosa che mi manca di più: lì si litiga e si scherza, è il cuore del calcio. Ho avuto l’onore di giocare contro Del Piero, Batistuta, Er Pupone… Però io sono di vecchio stampo, come al lavoro: datemi una terra e, con due colleghi, siamo in grado di tirare su una casa».

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