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venerdì, Luglio 19, 2024
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Corruzione e sanità in Sicilia, ai domiciliari anche il direttore della cardiologia del Policlinico di Messina. Ecco perché

Terremoto nella sanità siciliana. Il Gip di Catania ha emesso 9 misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza etnea nelle province di Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Perugia, col supporto dei comandi provinciali del Corpo.

I destinatari, agli arresti domiciliari, sono 4 direttori d’Unità operative complesse di aziende ospedaliere della Sicilia orientale, 3 rappresentanti di società di distribuzione locale di multinazionali di dispositivi medici, un rappresentante delle multinazionali e un provider per l’organizzazione di eventi, a vario titolo indagati in concorso per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.

A essere coinvolti due professori, rispettivamente direttori di Uoc, presso i Policlinici universitari a Catania e a Messina: si tratta, rispettivamente, di Corrado Tamburino e Antonio Micari. Altri due professori destinatari di misure cautelari operano nei poli ospedalieri di Siracusa e Ragusa: sono, rispettivamente, Marco Contarini e Antonino Nicosia. La Gdf rileva come i docenti siano membri di un Comitato medico-scientifico del progetto “Sicilian Cardiovasculary Academy” che si occuperebbe dello sviluppo di formazione nella specializzazione di competenza.

In particolare sarebbe stato osservato che tre società – distributori locali per conto di multinazionali operanti nel settore della commercializzazione di dispositivi medici – avrebbero promesso e poi elargito ingenti somme di denaro per l’organizzazione da parte dei dirigenti sanitari indagati, operanti in strutture sanitarie della Sicilia orientale, di convegni e congressi di medicina finalizzati alla formazione, l’ultimo dei quali svoltosi a Catania nel mese di maggio. Nei fatti, queste sponsorizzazioni economiche avrebbero avuto lo scopo di ottenere in cambio l’impegno degli stessi di favorire le “ditte più generose” garantendogli l’uso effettivo di un numero maggiore di propri dispositivi medici nel corso degli interventi chirurgici.

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