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Alì Terme, campagna elettorale: come ricostruire il paese dopo il commissariamento e le ferite del ciclone Harry

Ad Alì Terme la campagna elettorale si annuncia elegante, composta, quasi notarile. In una parola: noiosa. Toni bassi, complimenti reciproci, attestati di stima distribuiti con generosità notarile. Tutto molto rassicurante. Forse troppo. Il paese avrebbe bisogno di qualcosa di meno educato e molto più concreto: risposte. Risposte sui conti, innanzitutto. Perché dietro le inaugurazioni delle sedi elettorali e le fotografie di rito si nasconde una realtà meno fotogenica: residui attivi che sembrano reperti archeologici, Tari e Imu dimenticate da troppi contribuenti con ammirevole perseveranza, servizi comunali trasformati in una forma avanzata di beneficenza pubblica. Metà paese che vive sulle spalle dell’altra metà. E allora i due candidati alla fascia tricolore, gli avvocati Tommaso Micalizzi e Alessandro Triolo, dovrebbero spiegare non soltanto come intendano amministrare, ma soprattutto come pensino di riscuotere. Entrambi orbitano, con sfumature diverse, nella galassia politica di Cateno De Luca, uomo che della moralità tributaria ha fatto una religione civile: elenchi pubblici dei morosi, crociate contro gli evasori, pedagogia fiscale praticata con l’entusiasmo di un Savonarola del catasto. Benissimo. Allora sarebbe interessante capire se i due aspiranti sindaci intendano davvero applicare quel modello oppure limitarsi a citarlo nei santini elettorali. Pubblicheranno la situazione tributaria degli eletti? Degli assessori? Dei dirigenti e degli impiegati comunali? Ritengono compatibile amministrare il Comune ed essere contemporaneamente debitori dello stesso ente? La questione non è folkloristica, né moralistica: riguarda la credibilità di chi governa. Perché se si chiedono sacrifici ai cittadini, il minimo sindacale è che chi firma determine e delibere possa guardare senza imbarazzo lo sportello tributi. Esiste una strategia seria di riscossione oppure si continuerà con quella filosofia meridionale del “poi vediamo” che da decenni accompagna le finanze di tanti piccoli comuni? Un paese può sopravvivere a un ciclone, perfino a una crisi politica nata con dinamiche da asilo Mariuccia. Più difficile è sopravvivere alla convinzione collettiva che pagare sia facoltativo. Sarebbe persino salutare, rivoluzione inaudita, che il prossimo Consiglio comunale inaugurasse ogni anno amministrativo con una relazione pubblica sul reale stato della cassa e chiudesse l’esercizio con un bilancio raccontato ai cittadini in modo comprensibile, verificabile, persino misurabile.  Entrambi i candidati devono spiegare cosa farebbero, concretamente, per ricostruire il paese dopo le ferite del ciclone Harry. Perché le macerie, a differenza dei manifesti elettorali, non spariscono dopo il voto. In questa campagna dai toni anestetizzati manca soprattutto il conflitto delle idee. Alì Terme merita qualcosa di più delle strette di mano da cerimonia e delle cortesie istituzionali. Merita una risposta semplice, persino brutale: chi pagherà il conto del futuro del paese? E soprattutto chi avrà finalmente il coraggio di presentarlo.  (Vincenzo Lombardo)

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