Successo di pubblico delle grandi occasioni domenica 22 marzo al teatro Val d’Agrò di S. Teresa di Riva. In scena “Stanza 101: cosa resta di 1984”, adattamento teatrale del romanzo di Orwell “1984”, per la riscrittura e regia di Orazio Berenato, Leonardo Mercadante e Chiara Trimarchi e l’interpretazione di Orazio Berenato, Gabriele Casablanca e Chiara Trimarchi che ha riscosso un successo entusiasmante che fa ben sperare. Attraverso un trialogo effervescente ed incalzante per dovizia di effetti speciali, si è stati trasportati nella stanza della tortura subdola e terribile, l’immagine più efficace che resta impressa nella memoria dopo aver letto “1984”, il libro di George Orwell sulla difesa della libertà e della verità. Ha procurato emozioni forti e sensazioni che fanno riflettere per una conversione definitiva dal male al bene e inducono a cambiare il mondo che ci circonda e ci incatena in una realtà assurda e malefica. Sono emerse infatti tutte le forme di perversioni politiche, sociali e relazionali fino alla minaccia attuale dell’ingiustizia e dei totalitarismi di ogni maniera, che sottraggono libertà ed umanità, stordiscono e creano dipendenza, individui deboli, soggetti a manipolazione. Pertanto si è avvertito in forma drammatica il pericolo dell’odio verso gli altri, delle false informazioni, delle paure, delle menzogne, delle offese, delle parole che non corrispondono ad un pensiero e sono alla mercè della violenza e del terrore per l’annullamento dell’essere umano. Per questo motivo un plauso totale va fatto all’impegno e dedizione di tutti i protagonisti che hanno saputo mettere in scena l’evento con agghiacciante plasticità attraverso un quadro emblematico e metaforico, grazie all’interpretazione dinamica e suggestiva degli stessi attori autori. Onore al merito della scelta oculata va alla direttrice Cettina Sciacca del teatro dei Sikilia per aver creduto a questi giovani talentuosi ed alla loro proposta teatrale così attuale ed incisiva per una riflessione feconda in un tempo sterile di comunicazione autentica, senza filtri e ricca di pathos. Così lo specchio della rappresentazione teatrale sperimentale, sincera, alquanto suggestiva e attrattiva, induce ad una cruda considerazione sul tracollo dell’intelligenza, la rinuncia a qualsiasi forma di pensiero, la perdita della via del cuore, l’annientamento dell’anima, ma nello stesso tempo suscita l’anelito del soffio vitale per una società ed una storia che sappia ancora di umanità, grazie all’attenzione di un pubblico numeroso, partecipe e consapevole della necessità di uscirne fuori con la voglia dell’amore e di restare umani. (di Santo Trimarchi).


