Premetto di essere cresciuto con l’idea che l’Europa è la mia patria: un paese di oltre mezzo miliardo di persone che si ritrova nell’idea delle libertà comuni, della libera circolazione delle persone e delle merci.
Pensavo, passando gli anni, che l’Unione Europea sarebbe diventata, piano piano, da un mero contenitore economico, nel quale valgono regole ferree a favore di chi sta meglio ( Germania e paesi bassi in primo luogo), una vera e propria nazione , con un proprio, ed unico, ministro delle finanze, un unico ministro della difesa e degli esteri e così via: insomma una grande nazione che si ponesse quale faro di riferimento delle libertà civili e commerciali per tutto il mondo.
Debbo, purtroppo, constatare, con rammarico e dolore che le cose non stanno affatto così: al primo accenno di una seria crisi, quale è il coronavirus, rispuntano gli istinti predatori ed egoisti di quelle nazioni che pensano di approfittare delle difficoltà italiane, per ingoiare in un solo boccone l’Italia e la sua economia.
Qualche giorno addietro la presidentessa della Banca Centrale Europea ( BCE), Christine Lagarde, ha dichiarato che il suo ruolo non è quello di salvare lo spread ( ossia il differenziale degli interessi tra un paese e l’altro) scatenando una tempesta in borsa che ha causato perdite, fino ad ora, superiori al 25% in Italia.
Ora se, contrariamente a quello che ha fatto ammirevolmente il suo predecessore Mario Draghi il quale ha avuto il merito di mantenere un perfetto equilibrio tra le monete, la signora Lagarde ha mostrato il suo vero volto che è quello di essere al servizio dei grandi poteri finanziari mondiali ai quali non pare vero di spolparsi l’Italia ad un prezzo vile.
La prima risposta che mi sono dato è stata: ma vale ancora la pena stare con simili compagni di viaggio che predicano la pace e l’uguaglianza ed al primo momento di difficoltà non esitano a pugnalarti alle spalle, oppure, seguendo l’istinto, sarebbe meglio abbandonare al proprio destino l’Europa e fare da noi per come abbiamo fatto per migliaia di anni.
Mentre facevo questi pensieri, dei quali, da convinto europeista, un poco mi vergogno, mi è venuta in mente l’idea che il coronavirus è un formidabile strumento di democrazia sostanziale nel senso che non guarda in faccia nessuno: nè italiani nè stranieri e non conosce frontiere.
Tra qualche giorno, quando i tedeschi e gli altri stati conosceranno l’orrore del contagio di massa e dovranno affrontare una prova durissima, come la stiamo affrontando noi, certe false certezze, propinateci in modo falso e subdolo, cadranno, tanti di questi presidenti cadranno miseramente perché non in grado di rispondere efficacemente ai loro padroni e, finalmente, forse l’Europa si rialzerà con uno spirito nuovo, di collaborazione tra i diversi popoli e con un governo europeo che, finalmente, abbia coscienza che le sfide si affrontano tutti assieme e con unità di intenti.
Per questo motivo ricaccio nel fondo dei miei pensieri l’idea di abbandonare l’Europa e spero che,anche grazie al coronavirus, si possa realizzare una uguaglianza tra i popoli effettiva e che finora è stata una semplice chimera.
Quando si arriva al fondo deve iniziare la risalita: si tratta di trovare idee e persone che comprendano ciò che sta avvenendo e si comportino di conseguenza.
Siamo solo all’inizio ed, ancora una volta, intendo dare fiducia a questa idea di una Europa unita e solidale.
Saluti
(Gianni MIASI)


