ROCCALUMERA – “Era tutto un filare di limoneti, da collina a valle. Alberi ben curati e rigogliosi che davano da mangiare e centinaia di famiglie. Adesso è una desolazione. Campagne abbandonate, alberi bruciati, piante di agrumi ridotte ad un ammasso di rovi. Adesso chi ha dei terreni, coltivati a suo tempo a limoneti, muore di fame”. E’ l’amaro sfogo di alcuni contadini di Roccalumera, disperati per l’agonia che stanno attraversando le campagne di Sciglio ed Allume, trent’anni fa terre rigogliose per la fiorente produzione del “limone Interdonato”. E fa rabbia sapere che prima i limoni coltivati nella Piana, in contrada Dinarini, nella zona del Marchese Carrozza e nelle terre del barone Fiorentino venivano lavorati ed esportati in tutta Europa. I vagoni ferroviari, difatti, entravano nel binario morto della stazione di Roccalumera, dove venivano riempiti di centinaia di cassette di agrumi e poi spediti in Germania. E quando i convogli sono stati sostituiti dai gommati, al posto dei vagoni sono stati utilizzati gli articolati ed i Tir che ogni lunedi prendevano la strada dei mercati di Milano o quelli di Dusseldorf. Adesso a vedere queste campagne abbandonate, gli alberi bruciati o estirpati fa veramente paura. La crisi sta annientando anche la il comparto dell’agricoltura, la produzione degli agrumi, i coltivatori diretti. Ma perché sta succedendo tutto questo? “La concorrenza è spietata – ha dichiarato Salvuccio Scarcella studioso del limone Interdonato ed esportatore di agrumi – difatti la Spagna e la Turchia ci battono sul mercato. Eravamo i primi nel mondo per produzione ed esportazione, adesso siamo al settimo posto. Tutto sta nel prezzo. Noi importiamo ad 1 euro e dieci centesimi al chilo i limoni dalla Turchia, già lavati, pronti al commercio, come dire, franco magazzino. I limoni nella nostra zona vengono venduti a 90 centesimi al chilo, poi bisogna aggiungere il trasporto, la pulizia, lo scarto ed il prezzo sale di molto”. Chiediamo: ma perché i produttori del posto non si organizzano per battere la concorrenza? “Non è facile – ha chiarito Scarcella – perché le piante sono vecchie, e quindi bisognerebbe attivare una accurata riconversione, ma poi incide tanto il costo della luce, dell’acqua e il trasporto, visto che tutte le piantagioni sono in collina, su terreno scosceso e non pianeggiante. Inoltre necessiterebbe un impianto a pioggia, che molti proprietari terrieri non possono attuare perché non hanno la disponibilità finanziaria. A conti fatti, qui da noi la raccolta dei limoni costa tre volte più che in Spagna o Turchia”. A Sciglio di Roccalumera ogni anno, in agosto c’è la sagra del limone, proprio per decantare la bellezza, la fragranza, l’utilità del limone verdello. Ma è un discorso limitato alla sagra, perché non cambia niente. Le campagne bruciano, si spopolano, muoiono. E con loro si impoveriscono tutti quei contadini che per decenni hanno coltivato la terra ed i limoneti credendo nella valenza di questo agrume. Ma poi la concorrenza ha tagliato le gambe alla produzione locale. Lo Stato e la Regione non hanno mai dato una mano ai proprietari terrieri per reagire, per rimodulare le campagne con nuove piante o per avviare l’impianto a pioggia. Da qui la lenta agonia, che sta portando all’abbandono delle campagne, alla sparizione dei limoni. E c’è gente che piange.


