In questi ultimi tempi, dalle notizie dei giornali ma soprattutto dalle vicende vissute a livello locale, appare evidente che si stiano vivendo momenti difficili, condizioni di vera sofferenza sul piano economico, sociale e personale. In gran parte i disagi scaturiscono dai famigerati tagli alla spesa e dalla tendenza al risparmio dell’amministrazione pubblica che a cascata colpiscono la fasce più deboli della società: i disabili, i malati con patologie invalidanti e/o terminali, gli anziani, i bambini ed i giovani con difficoltà. Il peso ricade soprattutto sulla famiglia che non solo deve sopportare il dramma della “solitudine” e la fatica di fronteggiare gli eventi infelici ma deve barcamenarsi nella crisi della “relazione” emergente al suo interno a causa di rapporti precari, superficiali, cosiddetti liquidi, tipici della società dei consumi “usa e getta”. Proprio tra le mura domestiche si perpetrano: conflitti, tradimenti, violenze, maldicenze, minacce, invidie, gelosie che avvelenano il clima sociale ed ambientale, generando depressione, indifferenza, rassegnazione, aggressività, intolleranza. Tutto questo innesca un meccanismo tale da sconvolgere e disorientare l’esistenza individuale e collettiva, procurando malattie, irritazioni e preoccupazioni, malessere diffuso, mancanza di fiducia e dipendenza dal fatto come fato ineluttabile che imperversa sulla fragilità dell’essere umano. Si arriva al punto da ritenere bloccata la situazione e preclusa ogni via d’uscita cosicché non resta che prendere atto della propria impotenza e dell’incapacità di darsi una spiegazione, sopravvivendo nell’incertezza e nella confusione. Giusto in questo frangente può venire fuori il carattere distintivo del cristiano che chiede aiuto al Signore: non tanto per risolvere il problema magicamente, non per evitare d’impegnarsi e di assumersi le proprie responsabilità, non per venire meno alla fatica quotidiana ma perché la fede nel Signore della storia invita alla supplica. Si è visto qualche settimana fa con la preghiera di pace, portata a compimento dai quattro rappresentanti delle religioni monoteiste, che con le vanghe in mano hanno piantato un olivo nella terra, in modo che simbolicamente la pace possa trovare le sue radici, portando il frutto dell’olio, segno di benessere e di benedizione, unguento profumato che può scendere sul corpo dell’ira e dell’odio, suscitando l’amicizia tra i popoli e la gioia di condividere la “casa” del mondo con la propria identità di figli dell’unico Dio e di fratelli liberi della stessa Sorgente. Questo documento di storia attuale va ricordato sempre come lezione di vita, rievocando l’insegnamento di San Paolo nella “lettera ai romani” sulla speranza contro ogni speranza perché “le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura” per cui le tribolazioni non annientano ma sostengono la speranza in quanto l’amore di Dio è più forte di ogni prova. Pertanto la preghiera d’intercessione introduce in qualsiasi situazione negativa ingredienti tali da poterla cambiare così da: esprimere solidarietà ai bisognosi, supportando con aiuti concreti, e fare la volontà del Padre Nostro che sollecita sempre al perdono e alla pace per ottenere la guarigione, la riconciliazione e la vita piena . La preghiera, ci ha mostrato dal vero Papa Francesco, è una componente essenziale della storia, la voce di quanti chiedono giustizia e pace, il dialogo con il Dio che salva, la virtù del fedele ripieno di coraggio e capace di rifuggire il male ed orientarsi al bene.


