Tante le feste patronali organizzate, ogni anno, nella diocesi di Messina e soprattutto nella nostra riviera. Abbiamo chiesto a don Ettore Sentimentale, vicario episcopale per la zona jonica e parroco del Santuario Madonna del Carmelo in Santa Teresa di Riva, un pensiero su queste riccorrenze che rappresentano una tradizione e richiamano un gran numero di fedeli.
“Il 15 settembre u.s. papa Francesco è venuto in Sicilia, a Palermo, per commemorare il 25° anniversario della barbara eliminazione del Beato Pino Puglisi, ad opera della mafia. Il mite parroco di Brancaccio ha lasciato una traccia indelebile fra la gente perché ha caratterizzato il suo apostolato con un’opera che difficilmente ripaga gli sforzi sostenuti: l’educazione, lenta e progressiva, soprattutto delle giovani leve alla pienezza di vita, vissuta secondo la logica del vangelo e non della sopraffazione e della violenza, come è nello stile mafioso.
Su questo primo prete martire della violenza mafiosa (da lì a sei mesi seguirà don Peppe Diana, trucidato dalla camorra) sono stati scritti molti libri, effettuati parecchi servizi televisivi, girato anche un film “Alla luce del sole”, che ripropone vivamente il dramma di un sincero servo del Signore in mezzo al regno delle tenebre.
Fra le tante suggestioni che il film riprende, vi è lo spaccato della Festa patronale di S. Gaetano, occasione nella quale al semplice e composto modo di organizzare i festeggiamenti in modo cristiano, i boss oppongono la loro tracotanza per fare capire al parroco che lì c’è un “capo mandamento” che detta le sue leggi, in barba al rispetto della religione e della giustizia.
Riprendo questo episodio raccapricciante per avviare una riflessione sulle ricadute pastorali delle nostre feste religiose. Ricordo che esistono dei documenti fin dal 1975 ad opera delle vescovi di Sicilia ove si trovano delle chiare indicazioni pratiche sull’intero svolgimento della festa, dalla creazione dei comitato – presieduto sempre dal parroco che ne è il legale rappresentante per la Chiesa e per lo Stato – alla raccolta delle offerte (è espressamente proibito imporre una cifra), la preparazione pastorale, la processione, le spese per banda, fuochi d’artificio, luminarie, etc…invitando tutti a far sì che la festa sia occasione di comunione e condivisione.
Nella nostra Diocesi tale documento è stato aggiornato e integrato da mons. Ignazio Cannavò, di venerata memoria, nel giovedì santo del 1993 con altre indicazioni, fra le quali spicca la presa di distanza della chiesa dai contributi dei vari enti pubblici (comune, provincia, regione) in modo che sia la comunità ad assumere la piena responsabilità dell’evento religioso e non si favoriscano le inevitabili interferenze di certi personaggi politici che abilmente sfruttano e strumentalizzano le feste per i propri fini elettorali.
Brevi e preziosi riferimenti pratici sono stati forniti anche da mons. Giovanni Accolla lo scorso primo maggio, quando inviò un “biglietto” alle comunità della fascia ionica comprese fra la Valle del Dinarini e quella dell’Agrò nel quale suggeriva una concreta presa di coscienza ecclesiale delle feste, ribadendo quanto già conosciuto aggiungendo che ogni comitato deve presentare all’Ufficio Amministrativo della Curia “entro 30 giorni dalla conclusione della festa la rendicontazione delle entrate e uscite”.
Una parola è necessaria spendere circa la composizione dei comitati: non possono essere tramandati di generazione in generazione, ma ogni anno devono permettere la rotazione dei vari elementi della comunità, perché la festa è di tutti.
Una proposta mi sembra più che mai urgente e necessaria, visto che difficilmente manca una festa patronale nella quale purtroppo sparuti facinorosi pensano di imporre il proprio punto di vista contro norme liturgiche e pastorali. Potrebbe una “doppia” relazione, ad opera del parroco e del responsabile dell’ordine pubblico, mettere fine a intemperanze di alcune teste calde che si dichiarano “veri devoti” ma che aspettano l’occasione propizia solo per alimentare conflitti e contrapposizioni”?


