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domenica, Febbraio 15, 2026
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Taormina e gli altri casinò storici italiani non più in attività

Erano gli anni ’60, favolosi e spensierati e anche Taormina aveva il suo casinò. In questo angolo di Sicilia esplodeva la dolce vita, le star del cinema internazionale si spostavano da Cinecittà alla Sicilia per ritrovarsi a Villa Mon Repos, dove si trovava il casinò. Ma quello di Taormina non è l’unico casinò italiano dal passato glorioso ad aver chiuso i battenti, lasciando spazio alle quattro attuali sale da gioco, tutte concentrate nel nord Italia. Riscoprire quali sono stati questi casinò è un po’ come ripercorrere la storia del nostro paese. Da Taormina fino a Merano, scopriamo quali sono alcuni dei casinò storici italiani non più in attività.

Taormina

È durata meno di due anni la favola del casinò di Taormina, ma ha visto passare nelle sue sale alcuni tra i volti più noti del mondo. Uno tra tutti quello di Cary Grant, il grande attore hollywoodiano maestro di stile ed eleganza. Un collegamento, quello con Hollywood e Cinecittà, iniziato nel 1955 con il Festival del Cinema e che in quegli anni riuscì a concretizzarsi nell’idea del commendatore Domenico Guarnaschelli, già direttore del casinò di Tripoli. Grazie alle sue conoscenze, riuscì a dare vita al progetto e a decretarne il successo, aiutato anche dalla notorietà e dalla bellezza di Taormina.

Una storia gloriosa quella del casinò di Taormina, ma come tante belle cose ha avuto una vita breve. È rimasto aperto per meno di due anni, dal febbraio del 1963 al gennaio del 1965. È stato un vanto per l’Italia e per il Meridione, che da allora non ha più avuto un casinò.

Bagni di Lucca

Passiamo ad una località del centro Italia, anch’esso come il sud orfano di un casinò, nonostante il primo casinò d’Europa sia stato costruito proprio qui, a Bagni di Lucca, una storica località termale situata nel cuore della Toscana. A quanto pare, una prima rudimentale sala da gioco risale al 1308, quando la contessa Matilde decise di regolamentare il gioco delle osterie per confinarlo, durante il periodo delle balneazioni termali, in un apposito locale.

Il primo vero casinò risale al 1837, voluto dal duca di Lucca Carlo Ludovico, facendo diventare Bagni di Lucca la prima località turistico termale europea ad avere un casinò. Fu una grande intuizione, visto che da allora l’esempio è stato seguito da diverse altre località del centro Europa: in Germania i casinò spuntarono come funghi in luoghi di villeggiatura termali, come Baden-Baden e Bad Homburg. A quanto pare al casinò di Lucca, prima dell’arrivo della roulette, si praticavano giochi antichi come il biribissi, mentre è probabile che il baccarà fosse giocato con il nome di punto banco, una delle versioni più comuni del gioco.

Nonostante questo passato glorioso, la sala da gioco fu chiusa nel 1953, anno in cui scadde la licenza, che non fu più rinnovata. Oggi l’antico palazzo in che ospitava le sale da gioco è visitabile come museo del casinò.

San Pellegrino Terme

Se Bagni di Lucca ha inaugurato la tradizione europea della costruzione di casinò in località di villeggiatura termali, San Pellegrino Terme ha portato in Italia gli sviluppi di questa stessa tendenza. Nell’800, infatti molte città termali europee avevano non solo il casinò, ma anche l’immancabile Grand Hotel. Ed ecco che San Pellegrino Terme nei primissimi anni del ‘900 si dota di un Casinò e di un Grand Hotel, entrambi in stile liberty.

Il casinò Municipale venne inaugurato nel 1907 (il Grand Hotel nel 1905), ideato dall’architetto Romolo Squadrelli. Colpì sin dall’inizio i visitatori per la sua eleganza, le decorazioni e ovviamente per le torri della facciata che richiamano il Casinò di Montecarlo. Restò in attività fino al 1917, riaprì quattro anni dopo per chiudere di nuovo nel 1924. Un ultimo tentativo di riapertura è stato fatto nel 1946, ma il sogno è durato solo per pochi mesi. Oggi il casinò è sede di manifestazioni ed eventi culturali e vi si può recare tramite visite guidate.

Merano

In questo viaggio partito da Taormina siamo arrivati fino all’estremo nord dell’Italia, a Merano. Qui ha avuto sede uno dei casinò d’Italia dalla sorte più avversa. Tutto inizia con il Kurhaus, che agli inizi del Novecento ha ospitato il casinò, attrattiva che non poteva mancare in un centro termale come quello di Merano, dove si recavano personaggi illustri del centro Europa. Con l’inizio della Grande Guerra, la casa da gioco dovette interrompere le proprie attività.

La riapertura giunge nell’aprile del 1939, proprio pochi mesi prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, per cui il casinò deve di nuovo chiudere i battenti. Le attività riprendono quindi a fine 1945, ma l’anno successivo entra in vigore il decreto che imporrà la chiusura di tutte le case da gioco d’Italia, eccezion fatta per Sanremo, Saint-Vincent, Campione d’Italia e Venezia.

 

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