Trappitello di nuovo a secco. La storia si ripete. I residenti della principale frazione taorminese stamani si sono svegliati con il solito annoso problema: la mancanza dell’acqua potabile. Ogni qualvolta la frazione rimane con i rubinetti vuoti, anche se per motivi diversi, torna in mente il problema dell’acqua torbida vissuto soprattutto nei mesi autunnali, in seguito alle piogge. La questione dell’acqua a Trappitello è molto seria e purtroppo ancora oggi non è stata attuata alcuna soluzione, nonostante i cittadini da tempo reclamano chiarezza. Di recente il Comidì, Comitato Insieme per i Nostri Diritti, ha richiesto al Comune “aggiornamenti in merito alle risultanze del sopralluogo del 6 aprile 2016, presso i pozzi di approvvigionamento idrico di via Santa Filomena ed alle azioni che sono state e verranno intraprese in merito alla risoluzione del gravoso problema”.
Il Comitato ha anche allegato le analisi dell’acqua ottenute dall’Asm, sottolineando che non risultano conformi al D. Lgs. N. 31/2001 sulla qualità delle acque per uso umano. Nonostante le sollecitazioni del Comidì e del suo presidente, Giuseppe Sterrantino, la frazione rimane impantanata nel problema. Non solo manca un progetto definitivo per risolvere la questione delle infiltrazioni nei pozzi, ma non è chiara la qualità dell’acqua erogata nei rubinetti di Trappitello. A tal proposito, il Comidì, come si ricorderà, ha anche reso noto un prospetto riepilogativo contente i risultati delle analisi delle acque prelevate dal pozzo Santa Filomena di Trappitello, relativo al periodo 2010-2015, dove su 11 analisi effettuate 9 risultano “non conformi”.
Da qui la richiesta inviata dal presidente del Comitato: “poiché l’acqua non è conforme al disposto di legge e quindi non è potabile, gli utenti, ovvero i cittadini residenti nella frazione di Trappitello, devono pagare solo il 50% del corrispettivo, come stabilito dalla giurisprudenza in materia, come da sentenza della Sezione Civile del Tribunale di Patti, la n.430 del 12 novembre 2015, e la sentenza del Giudice di Pace di Viterbo, la n. 827 del 16 settembre 2014. Ma sinora la svolta non c’è e tutto si è fermato alle ipotesi che il Comune sta valutando: ovvero procedere alla chiusura tombale del vecchio pozzo, uno dei due in attività al momento, o realizzare un nuovo pozzo in una zona più a monte dell’impianto di contrada Santa Filomena.
Sulla questione il sindaco Eligio Giardina ha anche incaricato un esperto, l’ing. Agostino Sascaro. Si era, inoltre, parlato dell’opportunità di effettuare dei sondaggi con delle telecamere da introdurre nella falda acquifera per appurarne la situazione, ma anche questa eventualità non ha avuto sin qui un seguito concreto. Molte sono le richieste di chiarezza dei cittadini a fronte delle poche risposte date dall’Amministrazione. L’acqua potabile è un bene primario per la sopravvivenza dell’uomo e pertanto deve essere garantita a ciascun cittadino. Soprattutto quando i cittadini pagano per un servizio, quello dell’acqua potabile, che invece potrebbe danneggiare la loro salute.


