HomeAttualitàTaormina: mostra d'arte figuratava a palazzo Ciampoli

Taormina: mostra d’arte figuratava a palazzo Ciampoli

Fra molteplici difficoltà di carattere organizzativo, si è inaugurata la scorsa settimana a Taormina, la mostra d’arte intitolata Palazzo Ciampoli tra arte e storia. Testimonianze della cultura figurativa messinese dal XV al XVI secolo. L’esposizione taorminese curata da Grazia Musolino (Soprintendente BB.CC.AA di Messina Servizio Beni Storico Artistici), ospitata nel quattrocentesco Palazzo Ciampoli, di recente sottoposto a restyling. 

La mostra offre pertanto un excursus della pittura messinese a cavallo tra il XV e XVI secolo: dalla cerchia dei più stretti “seguaci” e congiunti del grande Antonello, come Salvo d’Antonio, i fratelli Pietro e Antonio de Saliba, Giovannello d’Itala e Antonino Giuffrè fino ad arrivare ad Alfonso Franco e Girolamo Alibrandi, artisti questi ultimi in debito di riconoscenza nei riguardi della pittura di Cesare da Sesto, felice sintesi tra il naturalismo di Leonardo da Vinci e il classicismo di Raffaello Sanzio. Il visitatore avrà modo di poter fruire, attraverso un percorso espositivo che si articola in sette sezioni, di un buon numero di opere (fra cui sculture, crocifissi e argenti) sia della stessa scuola (in prevalenza antonelliana) sia della stessa mano, non sempre facilmente godibili nel loro contesto abituale, come nel caso della grande Croce dipinta da Salvo d’Antonio nel 1502 per Calatabiano; o l’icona con la Madonna adorante il Bambino attribuita a Pietro de Saliba, conservata nei depositi del Museo Regionale di Messina. Un ulteriore incentivo a visitare la rassegna d’arte figurativa di Palazzo Ciampoli è costituito, inoltre, per chi abita nel comprensorio di Taormina, dal fatto di poter ammirare da vicino la Madonna di Loreto, in passato custodita nella chiesa dei Cappuccini di Savoca. Oppure la Madonna col Bambino in trono debitamente assegnata all’Alibrandi, posta in condizioni di scarsa visibilità nella chiesa madre di Mandanici (peraltro la tavola versa in cattivo stato di conservazione, urge al più presto un restauro conservativo).

Senza tralasciare il gonfalone processionale del SS. Crocifisso di Gallodoro (nella foto), libero dall’opprimente teca in vetro e ferro battuto che ne mortifica gli aspetti decorativi nella sua originaria ubicazione. L’urgenza di allestire la mostra in tempo utile, ha comportato purtroppo una serie di note dolenti (alcune delle quali rimediabili in corso d’opera): come, ad esempio, la mancanza tanto di un’adeguata illuminazione per alcune opere, quanto delle teche e di sistemi di allarme a tenda che potrebbero mettere in pericolo l’incolumità degli oggetti esposti (certuni di estrema fragilità). Sorprende per lo più l’assoluta assenza di una campagna promozionale e pubblicitaria degna dell’evento, affidata a un semplice affisso (da festa paesana) con l’immagine (simbolo della mostra?) della Madonna col Bambino in trono (1497) di Antonio de Saliba, pittore tra i meno originali tra quelli presenti in mostra. Ciò che più disturba il comune visitatore, inoltre, è il costatare il percorso espositivo non corredato da pannelli didattici (ausilio indispensabile in questi casi), come se la mostra fosse destinata esclusivamente agli “addetti ai lavori” o “a color che sanno”.

Come se non bastasse, al colmo dell’ironia, la mostra si è aperta al pubblico sprovvista del catalogo (ancora in corso di pubblicazione!) sostituito da un precatalogo, le cui poche copie a disposizione sono andate in mano ai più fortunati. In attesa del catalogo (edito da Rubbettino editore) che si annuncia con delle novità in sede critica, ci piace chiudere l’argomento invitando il lettore a visitare la mostra di Taormina (aperta fino al 20 gennaio, tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 20:00), e suggeriamo allo stesso di soffermarsi in particolare di fronte all’interessante e poco noto pannello raffigurante San Bernardo, di collezione privata toscana, firmato e datato sull’asta del pastorale “…Antonellus messenius 1490”, sigla che denuncia non tanto l’autografia ma l’illustre derivazione da Antonello, eseguito con buona probabilità dal più talentuoso dei nipoti, Salvo d’Antonio, a undici anni dalla scomparsa del pittore “non umano”.

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