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venerdì, Febbraio 13, 2026
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Non c’è più rispetto neanche a “casa nostra”!!!

La cronaca dei quotidiani internazionali, nazionali e locali, purtroppo, è sempre ricca di fatti e di notizie che c’inducono ad esprimere la fatidica espressione ”Ma non c’è più rispetto!!! ”Il guaio è che la mancanza di rispetto si vede negli altri ed all’esterno:

–         nel mondo della politica dove ormai vige un linguaggio aggressivo, pieno d’insulti, di parolacce e di gesti offensivi anche negli ambienti istituzionali

–         nell’ambito professionale e di lavoro perché sono venuti meno i diritti fondamentali dei dipendenti e spesso sono sconosciuti i rispettivi ruoli

–         nella scuola per l’assenza di motivazione,  di valore dell’istruzione e delle persone, mortificando il senso del dovere, dell’appartenenza e della cultura

–         nel campo sanitario in cui la persona diventa spesso un numero, un letto, una terapia, trascurando il rapporto umano

–         nel settore dei servizi per mancanza di senso civico con atteggiamenti provocatori di maleducazione, indifferenza ed insolenza.

La lista sarebbe piuttosto lunga in quanto non si può escludere alcun ambiente in cui non si faccia ricorso alla mancanza di rispetto e si adottano comportamenti irriguardosi, impertinenti, insolenti. L’aspetto inquietante è dato dal fatto che non ci sia più rispetto stia divenendo talmente diffuso e pure mascherato che non si riesce nemmeno a riprendere quanti ne fanno uso perché in un modo o nell’altro ognuno ne è contaminato e può essere tacciato d’incoerenza, di esagerazione, di rigorismo e pedanteria.

Già a cominciare da sé stessi, dalla propria dignità, dalla propria salute e dal proprio corpo a causa della mancanza di libertà e di responsabilità, della negligenza nell’alimentazione, dei maltrattamenti fisici( tatuaggi, piercing…).

Già nella propria famiglia quando si sta a tavola col telefonino acceso, si guarda la televisione e si gioca al computer, quando si ha fretta di andare fuori, si cercano distrazioni e non si ascoltano i propri familiari, quando si arriva in ritardo agli appuntamenti, si lascia disordine nella propria camera e non si collabora a rimettere a posto.

Già nel proprio ambiente in quanto si gettano a terra le cicche di sigarette, i pacchetti e le carte di ogni tipo, perché si accompagnano i cagnolini a fare i bisognini dappertutto, perché non si attua la raccolta differenziata, si usa la macchina per andare vicino, si fa rumore e baccano nelle ore di riposo, si rompono o si sporcano i beni a carattere pubblico.

Già nel proprio paese se non si sente il dovere di partecipare e si delega ai “soliti pochi” la gestione del bene comune e si tralascia di mantenere l’igiene e la pulizia, di considerare gli spazi verdi, di tutelare la collina, la spiaggia ed i torrenti, di limitare il traffico urbano, di curare gli edifici scolastici e la formazione culturale, di cercare luoghi opportuni ed attrezzati per bambini, anziani e turisti.

Già dal tipo di relazioni che si intrattengono anche con gli amici, di cui si può approfittare, sparlare e fare a meno, e figurarsi con gli estranei che sono migranti, malvestiti e sporchi, dimorano sotto i ponti, chiedono l’elemosina, qualcosa da mangiare o un posto di lavoro, si ubriacano, fanno risse e molestano i passanti. Pure con la lista del già si andrebbe all’infinito e si scoprirebbe che veramente non c’è più ritegno a scandalizzare la gente per la corruzione politica o sportiva, per il tradimento degli amici o della famiglia, per la disonestà nel lavoro e nel servizio, per la tracotanza negli affari o nella carriera. Tutto questo comporta un aumento di arroganza e di sfrontatezza, nella quotidianità della vita, tale da provocare perfino aggressività e disagio sociale, senza alcuna vergogna della perdita di fiducia e di credibilità.

Certamente si comprende quanto poco si possa essere consapevoli dell’esistenza dell’altro ed avere riguardo anzi ci si rivolge agli altri con uno sguardo superficiale, con l’incapacità di andare oltre i propri interessi e desideri personali. In fondo non si vuole condannare nessuno perché appare evidente che il modo sgarbato derivi dal tentativo inconscio di protezione delle proprie insicurezze, delle proprie mancanze, delle proprie paure, risalenti all’educazione ricevuta da genitori molto esigenti e da insegnanti disattenti. Si tratta, piuttosto, di saper cogliere tanto malessere sociale per costituire un fronte unico di buona educazione in grado di mettere insieme la famiglia, la scuola, la scienza, la chiesa, la politica, l’economia, lo sport per ristabilire le regole civili di convivenza ed il riconoscimento della persona come un essere umano pienamente.

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