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lunedì, Febbraio 23, 2026
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Circa 40 poveri al giorno si “vestono” gratuitamente da “E Berta Filava”. Che rischia di chiudere per le tante tasse da pagare. 

ROCCALUMERA – L’associazione “E Berta Filava”  da dieci anni  “veste” la gente povera, gli emarginati, gli extracomunitari. E lo fa  utilizzando una angusta abitazione, al piano terra della centrale via Nazionale.  Ma adesso sembra destinata a chiudere. Perché la casa è vecchia (con evidenti infiltrazioni d’acqua) e poi perché non riesce più a pagare le tasse: spazzatura, luce, acqua.  Ogni giorno sono almeno cinquanta le persone che si recano nei locali dell’associazione e prendono di tutto, gratis: dalle scarpe ai pantaloni, dalle camicie alle giacche. Ma ci sono anche passeggini per i bambini, vestitini e scarpe per i  ragazzi.  Un rifugio della povera gente che potrebbe chiudere i battenti da un momento all’altro. Dicevamo che giornalmente circa 50 persone bisognose si recano da “ E Berta Filava” per vestirsi dalla testa ai piedi. Vengono il pomeriggio e sono romeni, marocchini, tunisini ma anche famiglie povere del comprensorio jonico (da Scaletta a S.Alessio Siculo) che non hanno i soldi per fare la spesa, figurarsi se possono comprarsi un paio di scarpe o una giacca. All’associazione, anni addietro, il Comune aveva dato in comodato d’uso dentro uno stanzone al piano terra del Municipio. Poi cambiò l’amministrazione e il locale è ritornato in possesso del Comune perché pericolante ed igienicamente non conforme  alle leggi. Teresa Brancato, presidente dell’associazione non si è persa d’animo. Ha preso in affitto un locale sulla via Umberto I e riuscì a pagare l’affitto e le tasse grazie al contributo dell’ex parroco di Mandanici e di altri benefattori. Ma poi questi introiti vennero a mancare e la Brancato è stata costretta ad emigrare in un’altra abitazione, sempre a Roccalumera e sempre sulla Nazionale. Ma anche qui l’associazione stenta a sopravvivere. Nessuna amministrazione comunale elargisce un contributo ed i sindaci fanno finta di non sapere. Destinare a questa associazione 300, quattrocento euro l’anno non sono niente per un Comune e se lo facessero in dieci (da Scaletta a S.Alessio) “E Berta Filava” riuscirebbe a pagare le tasse e sopravvivere. “Ma come si fa a vivere in queste condizioni – ha dichiarato Teresa Brancato – perché c’è necessita di tappare le infiltrazioni di acqua sul  retro del locale, di colorare le vecchie pareti, di pagare l’Imu e le altre tasse, di profumare le stanze tetre e buie, di sistemare gli scaffali cadenti. Nessuno ci aiuta.  Le Istituzioni sono tute latitanti”.  Il sindaco di S.Teresa di Riva, Cateno De Luca, ha preso a cuore l’accorato appello della Brancato e sicuramente si attiverà per un contributo all’associazione. Sul suo esempio anche le altre amministrazioni potrebbero fare il primo passo per salvare “E Berta Filava” che “veste” i poveri, gli emarginati e gli extracomunitari. Gratuitamente.

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