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Santa Teresa di Riva
domenica, Febbraio 22, 2026
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Una finestra nella notte dei 5 sensi

Appare tutto a poco a poco, man mano che si aggiungono gruppi sparsi provenienti da ogni parte, quando si cresce in ogni spazio della strada, dove si creano lunghe file, aggregazioni estese e spostamenti di massa in un flusso continuo in avanti e indietro, da destra e da sinistra, di lato o dal centro come una corrente a fase alternata, in opposizione, improvvisa, a scatti o lentamente, dentro una marea umana. La grande folla ha caratterizzato la notte dei cinque sensi, è spuntata d’un tratto, per la via principale della cittadina santateresina, a vivacizzare l’estate, a colorare il buio della monotonia, a spezzare il silenzio delle ore quiete. L’animazione si è intensificata sempre di più per l’addensamento delle persone in diversi punti e grazie alle offerte dell’organizzazione con artisti, musicisti, ballerine, sportivi, cultori vari ed esibizioni di natura multiforme, intente a solleticare l’interesse del pubblico di passaggio. E’ stato difficile potersi gustare qualcosa di particolare, tranne per coloro che hanno saputo selezionare tra la quantità delle proposte quella più congeniale alla propria personalità, ma per lo più si è trattato di un vero ingorgo dei sensi, rendendo ingombrante il piacere del palato e della visione, dell’udito e dell’olfatto, mischiati insieme col tatto, provocando confusione e sbandamento, desiderio e frustrazione, aspettative e delusione. E’ avvenuto tutto per contrasto senza poter cogliere l’essenziale di un evento, la bellezza di un momento, l’emozione di una partecipazione che, invece si è svolta con estrema superficialità, a vista o a pelle, per toccata e fuga, ad uso e consumo immediato, indipendentemente dalla propria volontà e prigionieri degli istinti di massa, immersi in una tempesta di attrazioni e di seduzioni!!!In questa notte, strano a dirsi, ma ha prevalso l’annientamento dei sensi dispersi:

– Nello sguardo veloce, attento alla forma dell’abito, del trucco e dell’acconciatura.

– Nell’ ascolto spezzato, disturbato dal fragore delle voci, della musica e degli applausi.

– Nel sapore contraffatto, esaltato con spuntini appetibili per fame, per gola e per moda.

– Nell’odorato inclemente, provocato dalla brace fumante, dal caldo umido e dal contatto stretto.

– Nel tatto obbligato, senza garbo e rispetto per l’altro accanto, per la carrozzina o per il cagnolino.  Questa notte bianca, pur nella logica del sano divertimento, ha determinato un’aggregazione forzata di gente, “spostata” dal sentiree non dal pensare, “guidata” dalla voglia di svago, “tentata” dalle passioni e dalle illusioni, ha creato una fotografia della nostra società liquida, senza legami e senza certezze, senza riferimenti e senza valori, con il rischio della perdita d’identità, della rassegnazione e della depressione. La notte bianca, idolo della nostra gioventù dedita alle “ore piccole” per la frenesia notturna, è diventata ormai una metafora della notte di un tempo inaridito, impoverito, consumato in modo alienante e fumoso, come attimo fuggente che addormenta le menti, spegne la speranza, disperde le energie e non dispone favorevolmente  al futuro. Questa esperienza di gruppo lascia, tuttavia, una finestra aperta sul mondo, individuata nella volontà di credere delle persone in cerca del cibo dell’anima, impegnati in un cammino di cultura e di stile di vita, con l’intenzione di migliorare lo stato deprimente ed indifferente della situazione attuale, sensibilizzando e seminando atti concreti di fiducia e di entusiasmo per un progetto di buona politica, di tutela dei beni comuni, di relazioni edificanti.   

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