SAVOCA – “Si, è una sinagoga”, conferma ufficiale più autorevole non poteva venire che da una commissione di esperti in arte e storia giudaica – organizzata dall’Archeoclub area jonica del presidente Mimmo Costa – saliti ieri fino a Savoca per visitare i ruderi di quella che sin dal 1997, grazie ad una intuizione del direttore del locale museo, Santo Lombardo, era stata indicato come luogo di culto dei giudei della Valle d’Agrò. L’autorevolezza della conferma è venuta dal rabbino Yitzhak Ben Avraham, 69 anni, fondatore della sinagoga di Siracusa, giunto a Savoca con una nutrita delegazione di studiosi autorevoli quali il prof. Ignazio Vecchio, docente presso l’Università di Catania e segretario della “Federazione delle Comunità Ebraiche del Mediterraneo”, del dott. Gabriele Spagna, segretario della Comunità Ebraica di Siracusa, della prof.ssa Cristina Tornali, presidente dell’AIN Onlus – Associazione Italiana Neurodisabiliche ospita gli uffici di Rappresentanza Ebraica “U.R.E. Shalom”di Catania e di Giardini Naxos, del prof. Umberto Garro, direttore del giornale on line “Kolot News”,del avv. Silvio Aliffi, presidente dell’Associazione di Amicizia Sicilia-Malta e dall’arch. Piero Arrigo, storico ricercatore della Storia e Cultura Ebraica Siciliana, che venti anni fa (1997) effettuò il primo sopralluogo nella sinagoga di Savoca, appena scoperta. L’interesse della comunità giudaica siciliana si è rinnovato in seguito alla scoperta all’interno della sinagoga di un frammento di pietra con incisa la stella di Davide, che era stata murata all’interno di un muro divisorio costruito quando la sinagoga venne abbandonata per l’editto del re spagnolo che bandì gli ebrei dal suo regno. Il muro è parzialmente crollato qualche mese fa e la “Stella di Davide” è ritornata alla luce. Il rabbino ha preso visione della pietra ed in un primo momento l’ha bollata come un falso. Colpa di chi l’aveva raschiata per pulirla. Poi in un angolo si è scoperta l’autenticità del reperto. La visita all’edificio che sulla circonvallazione accanto alla chiesa di S.Michele doveva essere una sinagoga ha fugato gli ultimi dubbi. Sul frontespizio (pericolosamente inclinato), all’interno del rudere ormai diroccato, sono stati rinvenuti segnali che per il rabbino ed il suo pool di esperti hanno un significato importante. E così aduno dei suoi collaboratori ha fatto estrarre da una custodia lo shofar, un corno di montone, che gli ebrei suonano durante alcune cerimonie religiose, e soffiandovi con quel (poco) fiato che aveva, ha fatto risuonare la sua “voce”, poi ha recitato una preghiera nella lingua dei padri. Era la conferma che per loro, gli ebrei, quello che stavano calpestando, era un luogo sacro.
Tornando alle cose terrene, l’architetto Piero Arrigo ha lanciato un segnale di allarme: “quell’arco – indicando quello da dove si era staccata la pietra con la stella di Davide – non sopravvivrà all’inverno, il muro esterno è pericolosamente inclinato, la struttura deve essere messa in sicurezza e liberata dai detriti e dalle sterpaglie che la infestano”. Più o meno lo stesso discorso che aveva fatto nel 1997, rimasto inascoltato. Ieri era presente una dei germani Smiroldo (sono quattro) proprietari dell’immobile. Ora spetta al comune di Savoca muoversi. Già…


