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lunedì, Febbraio 23, 2026
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Pagliara, lettera al presidente del consiglio

Pagliara – Durante il consiglio comunale si è consumato un episodio che ci ha lasciati interdetti e sbigottiti. Da quarant’anni seguiamo da giornalisti i consigli comunali di città e provincia, da Roccafiorita (il più piccolo comune della Sicilia) a Messina, da S.Teresa a Taormina, da Roccalumera a Palermo, però mai ci siamo trovati protagonisti indifesi di un atto di così vile aggressione. Ci spieghiamo. Ad inizio di seduta, per l’insediamento del consiglio comunale, del giuramento dei consiglieri e del sindaco e per l’elezione del presidente del consiglio, c’erano state delle schermaglie politiche tra il capogruppo della minoranza Santino Di Bella e il presidente Giacò. Battute invadenti, risposte smorzate. Ma tutto racchiuso tra i componenti del consiglio. Ad un certo punto dal pubblico, un signore alza la voce ed interviene interrompendo i lavori consiliari e minacciando, davanti a tutti, il capo gruppo della minoranza Di Bella. Addirittura lo ha puntato col dito e poi ha esclamato a voce alta “Ancora non ttu digiristi chi piddisti. Nesci fora chi ti scippu a testa”. C’è stata incredulità tra gli astanti, un po’ di smarrimento. Poi sono arrivati i carabinieri ed i vigili urbani e se lo sono portati via. Non sappiamo com’è finita. Sappiamo però che il presidente Giovanni Giacò non ha alzato un dito per frenare questa gratuita violenza. Non ha detto niente, come se non fosse accaduto nulla di grave. Ed invece il fatto di per se è molto pesante. Il presidente del consiglio Giovanni Giacò non ha ancora percepito che il consiglio comunale è una grande famiglia e lui deve proteggere i consiglieri tutti, siano di maggioranza, che di minoranza. Non può far finta che non sia successo niente, non può ignorare un fatto di questa gravità. Altrimenti che si dimetta e si dedichi al suo prestigioso lavoro all’Università, dove ha un posto di riguardo e guadagna bene. Ma fare il presidente del consiglio è un lavoro serio, leale, impegnativo e non possono sussistere due pesi e due misure. Lei, Giacò, non deve consentire che nell’aula del civico consesso, e per giunta durante i lavori consiliari, si verifichino atti di intolleranza politica, di insulti e violenza, perché è lei il responsabili di eventuali disordini, è lei che deve mantenere l’ordine. E se lei, esimio Giovanni Giacò, difende solo un gruppo di consiglieri in aula per lasciare alla mercè di eventuali denigratori l’altro gruppo, le ripetiamo, non sarà mai un bravo ed imparziale presidente. Per cui se ritiene di avere questa predisposizione, farebbe bene a dimettersi.

Pino Prestia

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