Mi chiamo Salvo, sono un ragazzo siciliano, e personalmente, lavorativamente parlando, la Sicilia non mi dà nulla, faccio marketing da freelance per aziende sparse in tutta la penisola. La Sicilia però mi ha dato tanti ricordi: l’infanzia, il calore, i primi amori, le estati interminabili, la sabbia tra le dita e un mare che ti riempie il cuore. Fa male immaginare un’isola così bella, spolpata di tutto il suo essere. Ha un retrogusto amaro pensare che tutto ciò possa diventare solo una culla per chi è meno giovane di noi, affacciato a uno specchio di mare che tanto ha brillato, e che forse potrà riflettere solo una terra povera e usurata dal tempo e dall’attendismo. Forse, direi, che è il momento di fare quel passetto in più, e alzare lo sguardo. Se vogliamo fare il tentativo di rendere questi giorni nostri operativi necessita ricordare che il tempo di cambiare non era ieri e non sarà domani, ma adesso, considerato che l’attacco del ciclone è diventato una storia triste, piena di dolore. Sulla scorta di tante rovine che hanno colpito da tempo la Sicilia e la riviera jonica del Messinese ci sarà un futuro incerto per studenti, imprenditori e attività commerciali? E’ il momento di pensarci.
1) Il nostro amato mare ci ha delusi – ancora una volta, perché non è la prima volta -, non è soltanto sale tra i capelli, calore, gioia e acqua cristallina. Ha anche lui i suoi cambi di umore, è irascibile, e ci ha sbattuti a terra come sassolini.
2) Abbiamo una grande responsabilità, si perchè se questa terra è stata indulgente e amorevole con noi fino a poco tempo fa, non vuol dire che lo sarà ancora. Perchè se ci riteniamo una Riviera con una forte leva turistica, abbassare lo sguardo, o fare finta di nulla ci renderà complici di un disastro, e non protagonisti di quella bellezza che abbiamo usurato e consumato in maniera frugale.
3) E cosa ulteriore, parlo a chi ha a cuore questa terra: corriamo un rischio molto alto. Non iniziare davvero a farci sentire, non evolvere, significherebbe subire ed assistere ad un totale tracollo economico.
La nostra Riviera rischia di scomparire, e di diventare solo un flebile ricordo? La nostra viabilità è impossibile, spostarsi dal punto A al punto B è qualcosa di estenuante. La stagione estiva, un miraggio. Ma di fronte a certi eventi le nostre abitudini sono destinate a cambiare, ad adagiarsi nell’ennesima distesa di mediocrità. Magari ci sarà una nuova rincorsa alla “ristrutturazione lampo”, ma il mare si ripresenterà, e sappiamo bene che non conosce compromessi e vie di mezzo (com’è giusto che sia). Quindi, senza una minima visione o accenno di progettualità reale, chi dovrebbe avere il coraggio di investire in questo lembo di terra friabile? Chi dovrebbe avere la presunzione di provare e riprovare a stabilirsi, restare, in un contesto dove il pressapochismo e il rendiconto personale hanno avuto una totale dominanza? Siamo ancora disposti a galleggiare in questo clima di inerzia?
(Salvo Abate)


