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mercoledì, Gennaio 7, 2026
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L’influenza mette in ginocchio gli ospedali siciliani. Perché non c’è nulla per cui stupirsi

Nelle ultime due settimane l’incidenza delle sindromi influenzali ha fatto registrare in Italia un deciso balzo in avanti, con un picco che è coinciso con le feste di Natale e Capodanno. È la Sicilia a fare da capofila per numero di casi nell’ultima settimana, “quest’anno particolarmente bersagliata dal virus influenzale che, unitamente ad una scarsa adesione alla campagna vaccinale e a una elevata virulenza, manifesta oggi tutti i suoi effetti negativi con un numero inusitato di pazienti con disturbi respiratori anche gravi”, dice Giuseppe Bonsignore, segretario regionale Cimo. “I pazienti – aggiunge come riferito dall’Ansa – si sono riversati in un periodo ristretto nei già sofferenti ospedali siciliani e, ovviamente, nei pronto soccorso che sono letteralmente andati in tilt e che hanno tenuto solo per la consueta abnegazione di tutto il personale, al lavoro con doppi e tripli turni mentre altri festeggiano e brindano. Oggi ci si chiede il perché delle lunghe attese nelle aree di emergenza siciliane e di qualche ospedale in particolare, domanda lecita se a porla è il non addetto ai lavori; meno tollerabile quando il quesito viene posto da chi ci governa, che dovrebbe conoscere perfettamente la situazione strutturale e le carenze degli ospedali siciliani, il puntuale venire meno dell’apporto del privato accreditato durante le feste natalizie e una insufficiente assegnazione di posti letto per acuti alle strutture pubbliche”. “Si parla da quasi due anni della nuova rete ospedaliera – aggiunge il segretario di Cimo Sicilia – ma alla fine se ne sono perse le tracce ma proprio il grave disagio innescato e messo a nudo dall’influenza annuale dovrebbe fare seriamente riflettere sull’urgenza di aggiornare la rete con una distribuzione dei posti letto più confacente alle esigenze di salute dei cittadini e non alla spartizione di una torta che alla fine sembra risultare indigesta”. “Inutile oggi sparare nel mucchio o prendersela col capro espiatorio di turno. È un gioco di bassa politica – conclude Bonsignore – che forse cela altro tipo di esigenze non soltanto mediatiche, quando invece ci vorrebbe una grande dose di coerenza e serietà soprattutto quando si parla della salute pubblica”.

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