“Siamo un po’ tristi per quello che è capitato all’assistente capo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino, un giovane stimato s benvoluto qui ad Alì Terme, come tutta la sua famiglia, persone perbene, oneste, che godono di larga ammirazione in tutto il paese”. Lo ha dichiarato il presidente del consiglio comunale Nino Muscarello parlando del 42 enne aliese, fermato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del marocchino Abderrahim Mansouri, ucciso a Rogoredo 29 giorni fa. Aveva 28 anni. Al di là di come sono andati i fatti e del verdetto finale, ad Alì Terme serpeggia una certa tristezza perché Cinturrino, prima di partire verso Milano e far parte della Polizia di Stato (che è stata sempre la sua aspirazione) era un tipo divertente in famiglia e con gli amici. Proprio uno dei suoi coetanei ha tracciato il carattere gioviale dell’agente, sia a scuola sia durante gli incontri in comitiva. Adesso la sua famiglia è sconvolta, come pure gli amici ed i parenti di Alì Terme che tanto lo stimavano. Come andrà a finire non si sa, però a volte come può cambiare la vita di un uomo in un attimo: per uno scatto di follia, per frenetica eccitazione, per impulso criminale.
Pubblichiamo una riflessione dell’ex sindaco, avv. Tommaso Micalizzi :
“Mi chiedo se la presunzione di innocenza operi ancora e che fine ha fatto il sistema garantista ventilato e sbandierato anche e soprattutto dai nostri media. Quello a cui stiamo assistendo in queste ultime ore ed a ripetizione, e’ un massacro mediatico di un giovane poliziotto, figlio della nostra terra, che e’ stato già condannato prima ancora di essere processato, come se non bastasse quella gogna che lo vede sbattuto in prima pagina con tanto di nome e cognome, famiglia di appartenenza e foto segnaletica. Come dire a tutto il mondo, abbiamo trovato l’impostore, adesso e’ vostro! Viene il dubbio che quello che sta succedendo sia stato amplificato e in parte strumentalizzato dall’approssimarsi della Consultazione referendaria ormai alle porte, dove le ragioni del si o del No diventano strumento per analizzare talvolta in modo azzardato l’accaduto, come se non importasse a nessuno che dietro questa tragedia vi sono storie che probabilmente meritano di essere raccontate e non ultimo la dignità ed il rispetto di una famiglia inesorabilmente calpestati, cui non resta altro che la speranza di un giusto processo e fiducia nella giustizia. Eppure si narra che lo stesso Poliziotto avesse in passato ricevuto elogi per avere arrestato tanti spacciatori, come dire, siamo solo agli inizi di una storia che sinceramente non ci appassiona per la stretta vicinanza ad una famiglia perbene e stimata in tutto il nostro comprensorio che si è trovata tutto ad un tratto alla ribalta della cronaca e che oggi prega ed in religioso silenzio attende di conoscere il destino del proprio figlio”.


