° di Santo Trimarchi
Perplesso e rattristato per quanto accaduto e continua ad accadere nel nostro comprensorio, mi permetto di esprimere l’idea che mi sono fatto, aiutato da riflessioni e studi di esperti, dopo l’evento estremo che ha evidenziato i limiti del nostro modo di abitare la Terra. La visione catastrofica forse potrebbe trasformarsi in opportunità di fare squadra, superare le barricate e costruire percorsi comuni comprensoriali all’insegna dei valori superiori di tutela ambientale e paesaggistica, di cultura della solidarietà e di sapienza del giusto lavoro. Il Ciclone Harry oltre il disastro ha reso noto ciò che esisteva già, con l’impoverimento diffuso a causa dell’emigrazione del talento dei giovani, affermatosi all’estero o al nord, della fragilità strutturale del territorio siciliano per dissesto idrogeologico ed erosione costiera e della mancanza di sicurezza con annessa abitabilità in un tessuto sociale, permanentemente danneggiato e frammentato, nonostante da anni ci siano progetti di prevenzione non finanziati, dispersi tra i cassetti della burocrazia e dell’impotenza amministrativa . Ora è avvenuto un fenomeno eclatante perché si è rotto il sistema, la struttura modificata dall’uomo secondo una logica di sfruttamento del territorio contro le leggi della natura, violate per mera ricerca del profitto a tutti i costi, solo per pochi, per chi ha “le mani in pasta”. Purtroppo la pressione improvvisa di un fenomeno atmosferico ha scardinato quanto costruito e occupato in modo inusitato, scriteriato ed improvvido. Evento che va oltre i danni materiali e compromette la tenuta di un sistema andato avanti per interessi di parte, senza prospettive morali, senza responsabilità, senza prevenzione e attenzione, senza assumersi in carico la bellezza della terra siciliana, il patrimonio culturale, storico ed artistico dell’isola, i beni comuni, sogni e speranza dei suoi abitanti. Per questo forse si potrebbe ripensare e riprogettare secondo i cicli vitali e naturali, considerati dai principi della Permacultura, tenendo conto di quanto segue, tratto da uno studio analitico di Marco Matera di Siracusa: ” L’acqua, se trova suoli impermeabili e torrenti canalizzati non infiltra: accelera, non trasporta sabbia. Il vento e il mare, quando incontrano coste rigide e prive di sistemi naturali di dissipazione, non si distribuiscono: colpiscono. Il suolo, quando è impoverito e privo di copertura vegetale, non assorbe: frana.” Ne consegue che sarebbe opportuno prendere a cuore i propri paesi evitando di costruire in aree costiere esposte, avere cura delle proprie comunità senza sprecare tempo e risorse malamente, adottare uno sguardo sistemico per contrastare l’emergenza perpetua, fare attenzione e prevenire. Bisognerebbe adottare la prevenzione e la diversificazione dell’economia locale, già nella condizione patologica della ferita aperta, sarebbe giusto non solo la richiesta di fondi ma anche il tempo necessario, il dialogo ed il coraggio politico per trasformare i territori colpiti in aree compatibili con una qualità della vita serena, sicura e salutare, che incoraggi a rimanere sul posto per evitare perdita di reddito, spopolamento e abbandono del territorio.


