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sabato, Agosto 30, 2025
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Alì Terme, finanziamenti europei, i miracoli di Santa Lucia

Il Fondo europeo di sviluppo regionale – il celebre FESR – non è una formula magica, ma quasi. Serve a colmare i divari territoriali, a modernizzare città e paesi, a dare un po’ di ossigeno a comunità che troppo spesso respirano promesse invece di investimenti. Questa volta la scena è quella di Messina e dei suoi otto comuni alleati, che sotto l’acronimo FUA (Aree Funzionali Urbane) hanno ottenuto un finanziamento da 9,7 milioni di euro. A un Europa generosa non corrisponde una risposta riconoscente da parte dei comuni beneficiati.  Il 13 luglio scorso i sindaci, in un rarissimo spirito di unità, hanno approvato all’unanimità il piano degli interventi. Ad Alì Terme, i progetti sono già scritti nero su bianco. Un parco urbano da 1,8 milioni in località Tiro a Segno, perché il verde è sempre un investimento gradito (specie se non resta sulla carta). Un parcheggio da 326 mila euro in via Maria Teresa Federico, utile almeno a parcheggiare le speranze. Quasi un milione per riqualificare l’area dell’ex campo sportivo, dove il pallone ha ceduto il posto al cemento. E poi ci sono gli interventi in attesa di un secondo giro di fondi: 1,3 milioni per proteggere via Marina dal mare che avanza, 1,1 milioni per recuperare via Mastroguglielmo – una via che chiede un lifting – e 860 mila euro per ridare dignità agli impianti sportivi. Tutto molto concreto, tutto molto contabilizzato. Ma, ed è qui il punto, i regolamenti europei non si limitano a stanziare soldi: pretendono trasparenza. Ogni progetto deve essere comunicato, spiegato, pubblicizzato. Non bastano le delibere in Gazzetta Ufficiale: servono social, siti web, cartelloni davanti ai cantieri. Il cittadino ha il diritto non solo di sapere, ma di controllare passo dopo passo come vengono spesi i fondi. È l’Europa, bellezza: non finanzia a scatola chiusa, pretende il contrappeso della vigilanza civica. Certo, viene da chiedersi se i nostri sindaci, abituati al tradizionale “non far sapere nulla a nessuno”, apprezzeranno questa rivoluzione della trasparenza. Perché qui non si tratta più di inaugurare l’opera a lavori finiti, forbici in mano e fascia tricolore al petto. Si tratta di aggiornare i cittadini, di rispondere a domande scomode, di documentare ritardi e imprevisti. In una parola: accountability, un termine che tradotto in siciliano suona quasi come una provocazione. In attesa che i cantieri partano davvero, i cittadini hanno comunque un alleato: il portale OpenCoesione. Basta digitare “Alì Terme” e si può scoprire quanto è stato finanziato, quanto speso, e a che punto stanno i lavori. Una forma di democrazia digitale che – volenti o nolenti – obbliga gli amministratori a uscire dal silenzio. Perché i soldi sono europei, sì, ma prima ancora sono pubblici. E i cittadini hanno diritto di sapere se diventeranno marciapiedi, panchine e parchi, o se resteranno intrappolati tra burocrazia e comunicati stampa. (di Vincenzo Lombardo)

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