Ponte Agrò, perché non si riesce ad uscire da questa situazione che dura ormai da dieci anni? Lo abbiamo chiesto all’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Nino Bartolotta.
“All’origine le risorse assegnate per la realizzazione delle due bretelle non erano sufficienti perché il genio civile in fase di approvazione del progetto aveva imposto nuove condizioni in merito alla realizzazione di opere aggiuntive a difesa delle sponde dei torrenti interessati. Nel 2013 una riunione operativa presso gli uffici dell’assessorato regionale alle infrastrutture in presenza dell’ing. capo del genio civile del tempo (ing. Sciacca), dell’Anas (ing. Tonti) si condivise una soluzione progettuale che avrebbe permesso la realizzazione di entrambe le passerelle (Agrò e Nisi) con le risorse al tempo disponibili. Il passaggio successivo doveva essere la consegna dei lavori alla luce del rimodulato progetto e l’avvio degli stessi a cominciare dal Nisi. Nelle more di avviare i lavori anche sull’Agrò, Anas diede assicurazioni sulla esecuzione di ulteriori indagini sul ponte Agrò al fine di valutare la riapertura del viadotto a doppio senso di circolazione. Promessa poi puntualmente mantenuta in quanto il viadotto Agrò, a seguito delle opportune verifiche e sebbene con limitazioni del caso, venne comunque riaperto alla circolazione a doppio senso fino ai giorni scorsi”. “Nel gennaio 2014, prima di lasciare incarico di assessore regionale infrastrutture ebbi modo di verificare personalmente che l’Anas aveva avuto delle difficoltà burocratiche con la ditta che si era aggiudicata i lavori per la passerella, si dovette passare alla seconda in graduatoria. Mi piace sottolineare la completa disponibilità e collaborazione da parte di Anas con l’assessorato infrastrutture. Credo che una semplice interlocuzione istituzionale e diretta con i vertici regionali Anas potrebbe aiutare a risolvere la questione”


