SANT’ALESSIO – Si parla tanto della legge per le unioni civili, è uno degli argomenti del giorno in tutto il Paese. Ma nella Riviera Jonica da tempo alcuni comuni hanno già istituito il registro delle unioni civili per le coppie di fatto che vogliono il riconoscimento. Era stato Taormina il comune battistrada, subito seguito dal comune di Sant’Alessio che aveva istituito il registro nel marzo del 2014 e approvato il regolamento – formato da sette articoli – nel settembre dello stesso anno. Finora, però, non ci sono state iscrizioni. Una conquista che aveva recato grande orgoglio al Presidente dell’Arcigay di Messina Rosario Duca impegnato nella battaglia per l’istituzione del registro in tutti i comuni del messinese: “Una soddisfazione unica sentire il sindaco Rosa Anna Fichera parlare di civiltà ed uguaglianza. Anche questa è fatta”, dichiarava Duca che ringraziava “la nostra amica e socia Pina Basile che togliendo tempo alla sua famiglia si è impegnata con caparbietà al raggiungimento dello scopo”. Ma un regolamento non può sostituire una legge che finora non c’è, ma è già un passo avanti. Una legge la Regione Sicilia se l’è già data a marzo dell’anno scorso, ma manca il regolamento, che si dice stia per arrivare.
Una legge sulle coppie di fatto, assai cara al presidente della Regione Rosario Crocetta. La legge regionale approvata a marzo dell’anno scorso da Palazzo dei Normanni istituiva il registro delle unioni civili a cui potevano avere accesso i nuclei di conviventi senza distinzione di orientamento sessuale, che avrebbero in questo modo avuto diritto ad accedere alle misure in ambito sociosanitario promosse dalla Regione, dalle graduatorie per le case popolari, al bonus di povertà e a qualsiasi altra norma presente e futura inserita in questo campo.
Peccato che a un anno di distanza la legge sia rimasta lettera morta in attesa di un regolamento che sarebbe dovuto arrivare a giugno e che ancora non è pronto. Anche se all’assessorato alla Famiglia fanno sapere che dovrebbe mancare davvero poco. Chissà che stavolta non finisca come con la riforma delle Province, che la Sicilia varò ma incompleta prima dello Stato, salvo poi restare impantanata per due anni mentre il Parlamento nazionale approvava la legge Delrio che “superava” le norme siciliane. (gi.pu.)


