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sabato, Febbraio 28, 2026
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Appello ai sindaci ed ai consiglieri comunali del comprensorio jonico: Acqua Bene Comune

Cari sindaci e consiglieri del comprensorio jonico, da cittadino sensibile, preoccupato degli ultimi eventi critici che hanno colpito il nostro ambiente e motivato dalla necessità di trovare insieme una via d’uscita credibile e fattiva, voglio rivolgere un appello a voi, classe dirigente. E’ l’ora di spegnere le polemiche inutili, i proclami senza futuro, le inimicizie strumentali, i rancori senza senso all’interno di ogni comune e fra le amministrazioni del nostro territorio.

Alla luce dei fatti attuali e recenti che riguardano il dissesto idrogeologico e la mancanza d’acqua nel nostro territorio o nelle vicinanze, diventa impellente una presa di posizione contro le politiche del Governo Renzi contenute in “Sblocca Italia” e nella “Legge di Stabilità”, che spingerebbero i Comuni a privatizzare i servizi pubblici. Il timore crescente di affidare alle multinazionali un bene pubblico, essenziale alla vita, sottoponendolo alle logiche di mercato con la certezza di creare degli esclusi, obbliga perentoriamente a riprendersi in mano l’acqua. Noi vogliamo avere per sempre la nostra acqua quotidiana, perché è moralmente inaccettabile impadronirsi di alcuni beni della natura e sopratutto dell’acqua, dalla quale dipende la vita dell’umanità. Diventerebbe un’ingiustizia istituzionalizzata che minaccia la stessa esistenza della natura e dell’umanità, i più poveri in particolare. Per tutto questo occorre intraprendere una decisa iniziativa politica in grado di mettere insieme amministratori e cittadinanza per fare fronte al pericolo incombente della privatizzazione e costituire un’alleanza che decreti l’Acqua Bene Comune in quanto pubblica ed incedibile ad alcuno.

Questo atto è necessario al più presto per evitare la vendita delle sorgenti acquifere e delle proprie risorse idriche, per fare parte attiva del movimento di democratizzazione meridionale ABC, per un futuro che tuteli la vita della terra e delle generazioni che verranno. E’ una responsabilità che si possono e si debbono prendere i dirigenti delle comunità locali, consapevoli del proprio dovere etico di essere rappresentanti della collettività e difensori della giustizia, della pace e del bene comune.

Non c’è più niente da attendere o da politicizzare, bisogna agire nell’interesse di tutti, anche dei soliti privilegiati, che subirebbero le conseguenze negative di un eventuale disastro sociale. Piuttosto bisogna contrastare la sfacciata pianificazione politica a favore di pochi affaristi senza scrupoli, che non hanno a cuore le risorse finite del nostro pianeta, inducono a consumare di più inutilmente e ad aumentare i rifiuti nocivi ed intollerabili per l’ambiente. Già oggi, nella società del consumismo, alla crescente disuguaglianza corrispondono vistosi indici di malessere individuati nelle malattie mentali, nella mancanza di istruzione, nella diminuzione di servizi sanitari, nella moltiplicazione delle dipendenze, nell’incremento della povertà e negli spostamenti di massa.

E’ quindi urgente affrontare la questione dell’acqua e procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale nell’ottica dell’ecologia integrale come ci suggerisce l’enciclica “ Laudatu sì” di Papa Francesco, ponendo l’attenzione alla custodia dei beni naturali, al di là di ogni politica di parte senza più continuare nella logica del possesso e dello sfruttamento, dei privilegi e della corruzione, della menzogna e degli affari ma prendendosi cura della “casa comune”.

E’ infine opportuno cambiare prospettiva e promuovere una cultura della prevenzione e della cura, lasciando perdere il criterio della spartizione degli utili, della manipolazione dei fatti e della presunzione delle proprie ragioni. E’ l’ora di prendere coscienza ed assumere la dignità dell’amministrazione onesta, libera, condivisa e costruttiva. Santo Trimarchi

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