Giardini Naxos – Dopo Capo Alì, adesso la frana si è spostata a Capo Scaletta. Chiusa la Statale 114, per cui i cittadini di Scaletta, di Itala di Alì Terme e Nizza per andare a Messina devono necessariamente recarsi a Roccalumera e da qui in autostrada raggiungere la città dello Stretto.
La forte mareggiata non ha risparmiato neanche Letojanni e Giardini Naxos. In questo comune un lido balneare è stato completamente devastato (nella foto), mentre aumentano i danni a S.Alessio, S.Teresa, Furci e Roccalumera.
Sulle cause della mareggiata ospitiamo delle riflessioni del prof. Franco Ortolani, esperto nazionale di fenomeni idrogeologici e alluvionali.
“La mareggiata di Halloween lungo le coste della zona ionica della Sicilia e nel messinese è l’ennesima evidente conferma che servono immediati interventi a tutela delle coste”. Lo afferma in una nota diffusa domenica pomeriggio il prof. Franco Ortolani, uno dei massimi esperti nazionali di fenomeni idrogeologici e alluvionali, ordinario di geologia presso l’Università Federico II di Napoli, di recente chiamato dal sindaco di Taormina, Eligio Giardina, a sovrintendere una task force sulle frane e gli eventi della località turistica (dove ha già lavorato al nuovo Piano di Protezione Civile).
Ortolani interviene sullo stato complessivo dei luoghi nel comprensorio in queste ore e fa un lungo e dettaglio punto della situazione, rilanciando l’esigenza di attuare delle misure di intervento a difesa del territorio.
“Forti venti di provenienza orientale hanno innescato una vigorosa mareggiata che ha investito la Sicilia orientale – spiega Ortolani – causando seri problemi all’ambiente costiero urbanizzato di vari comuni costieri. Le onde in varie località hanno invaso le strade sul lungomare invadendo la terra fino a quote di alcuni metri sul livello medio marino. Voglio ricordare che durante le forti mareggiate si determina un sovralzo dell’acqua marina sotto costa, vale a dire che il livello medio marino aumenta fino ad 1 metro rispetto allo zero idrometrico facilitando l’ingressione dell’acqua marina con le onde. Ingenti volumi di sabbia in questi casi vengono coinvolti e si accumulano, come sta avvenendo, anche lungo le strade costiere. L’erosione marina che si sta accentuando lungo le spiagge, causando la riduzione dell’arenile, determina un incremento degli impatti sull’ambiente costiero. Va anche sottolineato che a volte la quota massima raggiunte dalle onde (run up) si avvicina a quella raggiunta dalle onde di tsunami del maremoto del 1908. Faccio presente che l’onda di una mareggiata è caratterizzata da un limitato volume di acqua marina che viene catapultata sulla terra ferma mentre la così detta onda di tsunami è rappresentata da un vero e proprio sollevamento dell’acqua marina per una fascia di alcune centinaia di metri; in altre parole è il livello medio marino che si solleva lungo una fascia costiera ampia alcune centinaia di metri spostandosi dalla spiaggia verso la terraferma. L’impatto è ovviamente molto più devastante di quello di una onda da mareggiata”.
“Si ricorda – continua Ortolani – quanto scritto su Meteoweb (28 dicembre 1908 – Terrore nello Stretto: lo “tsunami di scirocco” e le sue possibili cause, 28 novembre 2011, Redazione MeteoWeb): “nella zona interna di Isolabella (Taormina, baia rivolta a Nord) il run-up fu di 4 metri, la massima altezza fu registrata a Capo S. Alessio (11.70) mentre valori notevoli (circa 9 metri) si segnalarono a Giardini Naxos (presso la stazione ferroviaria) e nel pittoresco borgo marinaro di Cala S. Paolo (oggi Briga Marina) dove molti sventurati, rifugiatisi sulla spiaggia, vennero travolti dalle acque. Colpite notevolmente anche Scaletta Zanclea (8 metri di run-up e 200 metri d’ingressione) e Roccalumera dove il mare inondò anche la Via Provinciale. In tutte queste località furono innumerevoli le barche trascinate a riva e gli alberi sradicati, numerosi i muri delle costruzioni danneggiati. Allagato anche il porto di Catania, con un run-up di 3 metri e con un’ingressione di circa 700 metri nella sua zona più a sud e non protetta dalla diga foranea (Tinti ed altri, 2008). Effetti, sia pure più labili, vennero avvertiti anche più a Sud: a Siracusa (1.6 metri di run-up al ponte del canal grande)””.
“L’erosione costiera è, dunque, un fenomeno naturale (aggravato localmente da inadeguati interventi antropici come ad esempio il porto di Tremestieri di Messina) che si sta accentuando almeno da circa 70 anni e si aggraverà sempre di più. Esso è causato dalla diminuzione degli apporti di sedimenti ad opera dei corsi d’acqua. Una parte di sedimenti è stata trattenuta lungo i corsi d’acqua dalle opere di difesa idrogeologica proprio nel periodo in cui le precipitazioni piovose hanno iniziato a diminuire e a cambiare rispetto a quanto accaduto tra il 1700 e 1800 periodo nel quale si sono costruite le spiagge mediterranee che abbiamo ereditato. Da qualche anno abbiamo evidenziato questa realtà con cui l’uomo amministratore attuale deve confrontarsi in maniera adeguata e intelligente.
“Abbiamo proposto, già da diversi anni in seguito alle ricerche espletate con la collaborazione del Collegio dei Geometri e Geometri laureati di Messina – conclude l’esperto -, di procedere ad un attento e naturalistico restauro delle valli fluviali lungo le quali si sono accumulati ingenti volumi di sedimenti sabbiosi e ghiaiosi, dello stesso tipo di quelli presenti sulle spiagge che l’attuale regime idraulico fluviale non riesce più a trasportare fino al mare, attuando nel contempo un restauro geoambientale delle spiagge. Non mancano esempi di valli fluviali sovralluvionate dove il continuo accumulo di sedimenti sta causando l’aggradazione del letto fluviale con conseguenti problemi di sicurezza delle aree antropizzate ed urbanizzate di fondo valle. Tanto per fare due esempi si citano le Valli del Patrì e dell’Alcantara dove si consiglia di avviare subito una interdisciplinare progettazione di restauro geo-ambientale sperimentale delle valli e del litorale in erosione. Queste valli citate sono solo due delle tante che possono essere interessate da una saggia e competente pianificazione multidisciplinare di restauro geo-ambientale fluviale e costiero. Si sottolinea che interventi di difesa delle spiagge mediante barriere soffolte o altri tipi di strutture difensive possono risolvere i problemi lungo piccoli tratti di litorale, a costi elevati e mai per tempi medio-lunghi e con un conseguente scadimento della bellezza e della naturalità dei litorali”.


