HomeAttualità“Dissesto” politico nel comprensorio jonico e non solo!!!

“Dissesto” politico nel comprensorio jonico e non solo!!!

Dopo l’ondata di maltempo dei giorni scorsi, l’esondazione di torrenti e fiumare, l’alluvione di tanti paesi, frane e smottamenti che impediscono la viabilità, l’evacuazione e  l’isolamento di frazioni ed interi quartieri a rischio, le notizie dei giornali mettono in evidenza la preoccupazione degli amministratori locali e regionali che hanno parlato di dissesto idrogeologico e decretato lo stato di calamità.

A questo punto occorre per forza andare controcorrente e vedere quali sono i fatti nelle realtà perché il vero dissesto è solamente politico e culturale, la vera calamità è gran parte della classe politica siciliana che è stata rappresentante anche a livello nazionale. Sono i fatti che parlano quando non funzionano ancora  tanti piani regolatori nei comuni o nei comprensori dell’intera regione e non sono stati dati dall’Assessorato al Territorio ed Ambiente vincoli perentori per la prevenzione territoriale, continuando l’ordinaria amministrazione con i vecchi piani di fabbricazione, cercando di addossare la colpa sempre ai precedenti amministratori o alle istituzioni che vanno a rilento, con la tecnica dello scaricabarile per avere la possibilità di giocare la carta del clientelismo e del favoritismo privato a scapito del bene pubblico.

Sono sicuramente deficitari tutti quegli uffici tecnici che hanno elargito licenze edilizie per costruire sulle vette delle colline da raggiungere attraverso il greto di una fiumara, oppure non hanno tenuto conto dei rilievi geologici, oppure hanno consentito di togliere spazio all’alveo dei torrenti ed alle spiagge. Sono decisamente in torto tutti quei comuni che non hanno garantito ed incentivato il mantenimento delle aree verdi attrezzate, il rispetto delle zone agricole e la possibilità di rimboschimento della collina, assicurando delle superfici adeguate non solo per l’edilizia urbana ma anche per quella artigianale ed industriale.

Sono colpevoli tutte quelle gestioni di enti ed uffici pubblici che vogliono provvedere all’ordinaria amministrazione e conservano la mentalità del giorno per giorno senza investire nella prevenzione. Per esempio, quando c’è l’abbandono di un bosco da parte del demanio forestale per seguire la logica del risparmio, si corre il rischio di fornire ad eventuali flussi d’acqua eccessivi piante che fanno da tappo ed aumentano la violenza della portata. Quando si fanno discariche pubbliche vicino ai torrenti e non si mettono in sicurezza, quando si costruiscono strade, quando avviene la cementificazione, si realizzano varie forme di coperture o si restringono le sponde degli argini si mette a repentaglio la salute pubblica e dell’ambiente. Quando predomina il criterio del risanamento dell’abusivismo, non si rispettano le regole vigenti, si cercano le opere imponenti perfino nei paesi piccoli, si prediligono i grandi insediamenti e si edifica senza tenere in considerazione il fabbisogno reale dei vari comuni c’è il pericolo dei famosi disastri annunciati degli ultimi tempi.

Per tutti questi motivi è quanto meno riduttivo parlare di dissesto idrogeologico e calamità naturali perché sussiste fortemente la responsabilità di una mentalità politica ristretta sull’ordinarietà degli atti di gestione “hic et nunc” e nello stesso tempo sulla visione manageriale della ricerca del profitto a tutti i costi con la tentazione dell’interesse privato innestato in un sistema di privilegi a difesa dei più agiati. Si tratta di una inculturazione e conseguente strutturazione sociale centrata sull’individualismo ed il relativismo, sul materialismo e l’arrivismo, sul consumismo e l’edonismo, sul dominio ed il tecnicismo, permettendo una sorta di umanesimo deviato che ha smarrito il gusto del bello, la risorsa della natura, il senso della giustizia e della pace, la bontà delle relazioni e della sobrietà. Proprio qui, nella mancanza di cura della bellezza, della città, del luogo di vita e nell’assenza di prospettiva, di prevenzione, di futuro, si nutre il dissesto culturale e politico, la mediocrità della classe dirigente, l’indifferenza dei cittadini.

E’ ormai tempo di riscoprire i veri valori della vita, uscire da noi stessi, dalla logica di trattare noi stessi e gli altri in modo ingiusto, di guardare alla bellezza del creato, dei fiori, dell’acqua, del mare, del latte, dei frutti, delle persone. E’ ora di alimentare la cultura, che ci serve per rieducarci a come vivere insieme e diventare consapevoli, che non esiste al di fuori ma è dentro per cui bisogna entrare in un processo di cambiamento ed individuare la propria vocazione, quella propriamente umana, fondata sulla relazione con Dio, sé stessi, gli altri e l’ambiente in cui si sta. A questo punto sorgeranno nuovi stili di vita: differenziazione dei rifiuti, non sprecare nulla, usare i mezzi pubblici, riutilizzare e riciclare, piantare alberi, riconoscere le proprie responsabilità, perdonare ed amare il prossimo. Ci sarà pure la necessità di nuovi soggetti politici in grado di: ricercare il bene comune, condannare sistemi economici oppressivi, diventare ecologisti, creare spazi per vivere la comunità nei quartieri.

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