Cateno De Luca quando nel marzo dell’anno scorso venne interrogato in Procura a Palermo in quanto indagato nell’ambito dell’inchiesta penale sulle “spese pazze” dai magistrati Maurizio Agnello e Sergio Demontis ha risposto alle contestazioni che gli sono state mosse nella sua qualità di ex capogruppo del Gruppo Misto nella scorsa legislatura ed ha sostenuto la legittimità delle spese fatte, tra cui quelle per un’autovettura o alcuni doni natalizi, producendo le pezze d’appoggio a sostegno delle sue tesi. De Luca aveva affidato alla sua pagina sul social network il suo commento sulla vicenda: “Io sono tra questi (indagati). Non so perché. I miei collaboratori avevano un regolare contratto si lavoro. Avevo e mantenevo tre segreterie. Organizzavo in continuazione manifestazioni. Istituivo gruppi di lavoro per avviare ed attuare strategie di sviluppo locale ( gal – pist – metano – distretto turistico – agenzia ecc). Credo che la differenza tra me e gli altri parlamentari si notava, vi assicuro che in attività politica spendevo più di quanto percepivo dal parlamento siciliano. Quando sono stato sentito dalla Guardia di Finanza circa due anni fa, ho ricevuto pure i complimenti perché avevo tutte le pezze di appoggio a giustificazione delle somme percepite. Non risulto indagato nella qualità di capogruppo parlamentare,ruolo che ho svolto per sei mesi scontrandomi con i dipendenti del parlamento perché gli avevo ridotto di un terzo lo stipendio. Veramente non ho proprio idea. Nei prossimi giorni vi farò sapere. Andiamo avanti”.
Anche per questo nuovo “invito” De Luca sostiene “che le spese erano lecite perché funzionali al corretto svolgimento del lavoro del gruppo. Mai speso un solo euro per fini privati”.


