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venerdì, Febbraio 13, 2026
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L’abbandono della terra nella riviera jonica

L’abbandono della terra nel versante jonico, da sempre soggetto a disboscamento e ad agricoltura intensiva, ha provocato l’erosione del suolo, un paesaggio scheletrico, in qualche caso ancora appetibile per il pascolo di ovini, fino ad arrivare alla desertificazione. Sicuramente hanno contribuito in parte le condizioni climatiche e la mancanza di piovosità, in parte il costo dell’acqua e della manodopera, in parte le politiche economiche della nazione e della Comunità europea, in parte la migrazione e l’attrazione delle aree urbane, che si sono venute a determinare con lo sviluppo industriale e l’aumento del settore terziario. Si possono apportare anche motivazioni storiche e sociali, politiche e morali, ma resta un fatto incontrovertibile di ignoranza e di mancanza di consapevolezza del valore della terra, soprattutto per chi ci è nato e cresciuto. Non possiamo dimenticare il tempo:

–         dei giardini profumati dalla zagara degli agrumi,

–         degli orti regolari con le varietà delle verdure,

–         delle colline popolate dalla molteplicità delle piante,

–         delle distese di grano, di frutteti, di uliveti o di vigneti.

Non si tratta di semplice nostalgia o di ricordi romantici perché si comprende non solo quanto duro lavoro e fatica quotidiana fossero stati necessari per mantenere un certo livello produttivo, ma soprattutto emerge il senso di appartenenza e l’amore per un territorio non sempre favorevole anzi refrattario a causa del clima, della conformazione dei terreni e delle vie di comunicazione interpoderali. Emerge la forza di volontà e l’impegno a dedicare ogni cura alla terra che dona nutrimento, sapore, benessere, risorse di ogni genere, educa al rispetto della natura e dell’ambiente, genera collaborazione e soddisfazione. Tutto questo a poco a poco è scomparso, c’è stato un distacco dalla terra, è venuto a mancare  il contatto diretto e sono aumentati i terreni incolti, si è depauperato lo spazio agricolo, si è disperso il patrimonio di esperienza e di tradizione, si è spento lo spirito del lavoro. Dopo tanti anni le potenzialità produttive vengono meno e prendono il sopravvento erbacce, cespugli, rovi e ferule. L’abbandono della terra ha procurato danni ed ha reso aspro il territorio ormai impoverito e malato se non è stato destinato a speculazione edilizia o ad insediamento artigianale. La riviera jonica necessita di un intervento di ripristino della vegetazione sul versante collinare, impiantando alberi appropriati a tenere il fondo onde evitare il pericolo costante delle frane, una minaccia reale che potrebbe isolare intere zone abitate. Si potrebbe utilizzare il sistema, diffuso in diverse realtà regionali, della banca della terra: un’opportunità di ricupero dei terreni abbandonati, mettendoli a disposizione di terzi con contratti di affitto o in  concessione. In tal modo si punterebbe a rafforzare le opportunità occupazionali del territorio di riferimento, come l’imprenditorialità giovanile, e nello stesso tempo mirare a salvaguardare e tutelare la naturale vocazione della zona. Diventa una vera priorità, in questo momento, riscoprire il valore della terra e rimettere in moto tutte le energie possibili per attrezzare con il supporto degli strumenti tecnologici le aree di vocazione agricola in modo da eliminare ostacoli e resistenze  per trarre vantaggi tali da guardare con fiducia al futuro. Soprattutto i giovani vanno investiti di questa responsabilità perché si tirino fuori dall’inedia, dalla rassegnazione, dalla diffidenza ed orientino le proprie capacità in senso proficuo. La terra è vita, è libertà, è fondamento da trattare come relazione stabile, come cura continua ed operosa, come sostanza essenziale per la crescita armonica di ogni persona. Le problematiche esistenziali si intrecciano con quelle economiche  e sociali in rapporto alla terra, che va custodita per non perdere pezzi consistenti della nostra formazione e rischiare deviazioni pericolose. La nostra riviera conserva una vocazione ed un dono naturale da far fruttificare con le nuove acquisizioni culturali nella direzione della bellezza, della giustizia e della bontà che provengono da un uso razionale, consapevole e rispettoso della terra  che ci permetterà di vivere con dignità, senza sprechi e in pace.

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