SANTA TERESA DI RIVA – L’applicazione della aliquota Tasi al 3,3 per mille (la massima consentita dalla normativa) fa discutere (e tanto) a Santa Teresadi Riva dove tasse e tributi sono costantemente tenuti al massimo in nome della qualità dei servizi offerti alla cittadinanza.
Il consiglio comunale di Santa Teresa di Riva ha previsto l’applicazione della Tasi nella misura del 3,3 per mille con detrazioni decrescenti al crescere della rendita catastale, detrazioni per ogni figlio di età non superiore ai 26 anni residente e dimorante nell’immobile destinati ad abitazione principale e detrazioni quando nel nucleo familiare vi sia un portatore di handicap con un grado di invalidità del 100% e/o con una certificazione handicap, in stato di gravità, ai sensi della legge 104 art. 3 comma 3.
Sull’argomento c’è un comunicato dell’assessore al Bilancio, rag. Salvatore Bucalo, per aggiungere alcune precisazioni a quanto già pubblicato su queste pagine il 19 giugno con abbondante dovizia di particolari forniti, peraltro, dall’Ufficio tributi del Comune. Ma siccome zucchero non guasta bevanda e poichè riteniamo di fare un servizio ai nostri lettori, ecco quanto aggiunge l’assessore Bucalo a quanto già scritto.
“Le detrazioni stabilite dal consiglio provocano un abbassamento del gettito previsto, tali da determinare un’aliquota reale di circa il 2,2 per mille in quanto l’ammontare previsto per le detrazioni di cui sopra risulta avere un valore effettivo quantificabile nella misura del 1,1 per mille.
A titolo esemplificativo, ciò è facilmente verificabile in quanto l’aliquota del 3,3 per mille è applicata soltanto alle prime abitazioni con rendita catastale superiore a € 600,00 (circa il 3,5% del totale); le abitazioni aventi rendita inferiore a € 200,00 infatti sono esentate al 100% (circa il 20% del totale); le fasce intermedie aventi rendita catastale compresa tra € 200,00 e € 600,00 usufruiscono di detrazioni che variano rispettivamente tra il 54% e il 12% sull’aliquota prevista.
A tal proposito la normativa vigente in materia prevede che, qualora si determini un aumento dell’aliquota massima (2,5 per mille), nella misura dello 0,8 per mille (come nel nostro caso), è obbligatorio prevedere delle detrazioni per le fasce più deboli in misura uguale o superiore al maggior gettito provocato dall’aumento dello 0,8 per mille”.
“La responsabilità di chi amministra una meravigliosa comunità come la nostra “ – dichiara l’Assessore Bucalo – “ va aldilà di un articolo ad effetto e vuoto di contenuti. La nostra onestà intellettuale e il nostro spirito di servizio, ci hanno portato a trovare la soluzione idonea per tendere la mano ai nostri concittadini più deboli e bisognosi, tutelandoli dalla morsa impositiva e riuscendo nel contempo, a garantire gli stessi servizi qualitativamente ineccepibili come non mai riscontrato/ verificato. L’applicazione di una aliquota più bassa e lineare avrebbe colpito le fasce deboli, ma scusateci questo non appartiene al nostro modo di amministrare, anche se per il resto d’Italia oggi va di moda. Sicuramente qualche proprietario di abitazione di lusso si sarà lamentato, pazienza se ne farà una ragione; in attuazione al principio di equità fiscale della capacità contributiva è fondamentale in una società civile: noi siamo riusciti, nel rispetto dei vincoli di bilancio, ancora una volta a tutelare chi realmente ha bisogno, il resto sono chiacchiere e bassa propaganda.”
ARTICOLO AD EFFETTO E VUOTO DI CONTENUTI?
Con tutto l’affetto e la stima di questo mondo, ma da un professionista che confonde accise con ascisse, non prendo lezioni. (pippo puglisi)


