HomeAttualitàDramma disoccupazione: a Messina e provincia un giovane su due non lavora

Dramma disoccupazione: a Messina e provincia un giovane su due non lavora

In Sicilia quasi la meta’ dei giovani non lavora, il tasso di disoccupazione giovanile (15-29anni) e’ arrivato al 46%. Il piu’ alto tra le regioni d’Italia. Il top dal 1977, dagli ultimi 37 anni. E per le giovani donne il tasso sfonda il muro del 50 per cento (51,4%). E’ l’impietosa fotografia scattata dall’Istat, che oggi ha diffuso i dati sull’occupazione relativi al mese di gennaio 2014 (scaglionati nelle macro aree Nord, Centro e Sud) e dell’ultimo trimestre 2013. In totale, la disoccupazione in Sicilia a fine 2013 e’ arrivata al 22,1 per cento, la seconda regione d’Italia dietro la sola Calabria. In pratica quasi un siciliano su quattro non lavora. Il numero degli occupati e’ diminuito di 76mila unita’ (da 1milione 378mila a 1milione 302mila), mentre quello di chi cerca lavoro e’ aumentato di 43mila. Da qui deriva un altro significativo dato riscontrato dall’Istat: un boom di coloro che rinunciano a cercare un lavoro perche’ sfiduciati e pensano di non trovarlo.

Passando alla realta’ della provincia di Messina, emerge che a fine 2013 la disoccupazione complessiva si attesta al 21,9% (leggermente sotto la media regionale), ma si registra una impennata per quella giovanile. Nella fascia di eta’ tra i 15 e i 29 anni (l’Istat calcola normalmente la forbice 15-24anni), la provincia di Messina e’ la seconda d’Italia per il tasso di disoccupazione raggiungendo il 51,4%, (piu’ sette punti percentuali rispetto al 2012). Davanti si trova solo la provincia di Agrigento.

Sono numeri che non ammettono repliche. Certo, c’e’ da considerare che questi dati non tengono conto del sommerso, e nel Sud e in Sicilia puo’ avere delle percentuali maggiori rispetto ad altre aree del paese. Ma oggettivamente si tratta di un quadro che impressiona. Per analizzarne il contesto socio-economico, politico, e cercarne le ragioni non sarebbe sufficiente una enciclopedia e si andrebbe indietro nel tempo sino ai nostri bisnonni.

Un aspetto inconfutabile e’, pero’, che il Sud e la nostra regione, a parte la mentalita’ continuamente ancorata al clientelismo e le critiche che vanno mosse alla classe dirigente degli ultimi sessantanni, pagano un evidente gap col resto d’Italia per quanto riguarda la produttivita’, il reddito disponibile, gli occupati. Per cui piu’ che nomi, servirebbero delle politiche fiscali equilibrate e adeguate al contesto socio-economico. Politiche che non dovrebbero continuare ad abbattersi in maniera indifferenziata sui redditi (come l’aumento delle accise e delle imposte indirette, le quali dipendendo dai consumi vanno ad incidere appunto sul reddito). E’ certificato, infatti, come il reddito procapite del Mezzogiorno sia inferiore almeno di un terzo di quello di altre regioni del Nord.

In queste ore, inoltre, si sta dibattendo molto a livello nazionale sugli interventi per tagliare il costo del lavoro, se intervenire sull’Irap o sull’Irpef. Di sicuro bisogna fare presto. Come servono nuove misure sul mercato del lavoro, per favorire la propensione ad assumere delle imprese e non vanificare i timidi segnali di ripresa che iniziano ad affacciarsi. E per far emergere il sommerso. Sarebbe imperdonabile per la politica buttare anche quest’ultima occasione.

Altrettanto necessaria e’ la riforma il Titolo V della Costituzione, con la redistribuzione delle competenze tra Stato e regioni. Ed evitare che la Sicilia si nasconda sotto il cappello dell’Autonomia speciale che invece di farci spiccare il volo si e’ rivelata spesso, e non certo a causa dei cittadini, una zavorra che ha impedito qualsiasi politica lungimirante. C’e’ molta speranza attorno al nuovo presidente del Consiglio Renzi, molto attivo sui social. Parafrasando ed esorcizzando uno dei suoi ultimi famosi hashtag su twitter (#enricostaisereno), sarebbe auspicabile lanciarne uno nuovo: #disoccupazionestaiserena. E che sia davvero la volta buona.

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