HomeCronacaRoccalumera, "Smista Usato": una missione incompresa

Roccalumera, “Smista Usato”: una missione incompresa

Roccalumera – L’associazione “E Berta filava” che gestisce lo “Smista usato” per i poveri del comprensorio jonico del Messinese è stata lasciata da sola in questa difficile battaglia di sopravvivenza. Costretta a lasciare i locali dove gestiva lo “Smista usato”, perché quelli in uso al piano terra del Municipio di Roccalumera sono stati dichiarati non idonei da una commissione medica dell’Asl i Messina, adesso ha dovuto ricorrere a nuovi locali presi in affitto sulla centrale via Umberto I. “Ma – come ha spiegato il presidente dell’associazione, signora Teresa Brancato – come si fa a pagare l’affitto mensile dal momento che non c’è un euro in cassa”. L’unico a tendere una mano a “E Berta filava” è stato padre Domenico Manuli, parroco di Mandanici che elargirà mensilmente all’associazione 200 euro, delle 500 che dovrà pagare per l’affitto. Ma i sindaci degli altri comuni perché non intervengono, considerato che allo “Smista usato” di Roccalumera ricorrono i poveri di Alì Terme. Nizza di Sicilia, Mandanici, Limina, Furci e S.Teresa? “Nessuno potrà negare il carattere sociale, solidaristico ed umano – ha dichiarato l’ex sindaco di Roccalumera avv. Gianni Miasi – che lo “Smista usato” riveste in quanto viene incontro a dei bisogni fondamentali che tante, troppe, famiglie hanno e che non riuscirebbero a soddisfare altrimenti”. E poi conclude: “Una questione che poteva risolversi con un pizzico di buon senso si sta trasformando, così mi pare, in una questione di principio in cui nessuno intende cedere un poco”. Lo “Smista usato” di Roccalumera raccogliere vestiti, cappotti, camicie, pantaloni, giacche, scarpe, materassi, coperte, passeggini e mobili, che poi devolve ai poveri che ne fanno richiesta. E in questo periodo di forte crisi economica, sono tante le famiglie (soprattutto extracomunitarie) che ricorrono all’aiuto dello “Smista usato” di Roccalumera. Una associazione che ha ricevuto attestazioni di stima da sindaci ed amministratori comunali del comprensorio, ma nessuno mette la mano in tasca per devolvere un contributo a “E Berta filava” che si sta prodigando per gli altri, per portare aiuto ai poveri ed ai più bisognosi, ma che è costretta a fare la questua per pagare l’affitto, luce ed acqua. E questo onestamente non è giusto.

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