Coronavirus, "C'è voluto un cinese". - Di Gianni Miasi

Coronavirus, "C'è voluto un cinese". - Di Gianni Miasi

Le notizie che, di ora in ora, si susseguono freneticamente ci danno un quadro molto serio, se  non drammatico, della situazione nella quale versiamo.

E’ di qualche minuto orsono la notizia che scuole ed università, cinema e teatri, luoghi di convegno resteranno chiusi, intanto, fino al 15 marzo, dopo si vedrà.

Come italiano mi sento orgoglioso di come hanno reagito al coronavirus tutti coloro che, per professione o per scelta di volontariato, si stanno prodigando: mi riferisco ai medici ed agli infermieri del servizio sanitario nazionale, tantissimi dei quali si sono autoreclusi nelle corsie degli ospedali, da settimane, senza uscirne per prestare aiuto e soccorso ai contagiati; alla protezione civile, alla Croce Rossa ed alle  Associazioni di Volontariato, che, ancora una volta, hanno retto all’urto devastante di una emergenza .

Le dichiarazioni di questi protagonisti sono state improntate alla sobrietà ed all’essenzialità e, pur senza nascondere la gravità di quanto sta avvenendo, ci invitano costantemente a non perdere la testa e a praticare le norme igieniche di base, quali lavarsi le mani, non abbracciarsi, stare a distanza di sicurezza, non darsi le mani , non frequentare luoghi affollati norme che, allo stato, sono l’unico rimedio contro il coronavirus.

Il resto dell’Italia, soprattutto la politica, non ha esitato, ancora una volta, a dare il peggio di se.

Da un lato un governo balbettante e nella confusione che prima di prendere un provvedimento  tentenna per la paura di scontentare qualcuno e quando lo prende lo fa in ritardo (come sarebbe stato più utile e proficuo chiudere scuole ed università venti giorni orsono!) trasmettendo un senso di insicurezza che amplifica a dismisura la nostra; dall’altro lato una opposizione che, invece di farsi carico essa pure del momento grave cercando, compostamente ed attivamente, di fare fronte comune, cerca di speculare sulle inadempienze del governo nel tentativo di provocarne la  crisi non rendendosi conto che se ciò dovesse avvenire saremmo nel marasma totale, senza punti di riferimento, anche se deboli ed incerti.

Ci vuole molto a comprendere che quando si è un  stato di guerra (la lotta al coronavirus è una guerra) ciascuno di noi deve mettere da parte la propria casacca e deve dare, non una ma entrambe, le mani con il proprio contributo. 

Noi cittadini avremmo il sacrosanto diritto di sapere che alle nostre spalle vi è una sola compagine, composta dal governo e dall’opposizione  unite nell’azione e tesa alla sconfitta del nemico coronavirus.

Non appena lo stato di emergenza cesserà ciascuno sarà legittimato a riprendere il proprio posto, chi per criticare il governo chi per governare.

Temo , anzi sono sicuro, che le mie parole resteranno vane ed inascoltate ,anzi si continuerà come nulla fosse:  uno dirà che la minoranza si comporta come gli sciacalli, l’altro dirà che il governo deve andare a casa;  intanto i contagiati aumentano di numero, i morti anche, l’economia piano piano si sta fermando e nel frattempo, altre nazioni ,più compatte della nostra, si organizzano per soffiarci quote di mercato.

A margine desidero dire che sono rimasto impressionato dalla sortita verbale del presidente dell’Inter, un cinese, che,pur nella inappropriatezza e volgarità di linguaggio ( ha scritto che il presidente della Federazione Gioco Calcio è un pagliaccio)  ha voluto ricordare   come la sicurezza delle persone venga ben prima della disputa delle partite di calcio alla presenza di decine di migliaia di persone.

La lite fra presidenti delle squadre di calcio si è verificata, pensate un poco, perché non volevano perdere gli incassi, ghiotti, della partite di cartello, come Inter –Juventus e volevano giocare con il pubblico, stipando in pochissimo spazio decine di migliaia di spettatori.

C’è voluto un cinese per  ricordare ai padroni del calcio che la vita di una singola persona vale ben di più di una partita di pallone.

Mi sono vergognato che un cinese ci abbia dato, più che giustamente, una lezione di vita.

Cordiali saluti.

Gianni MIASI

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